Archivio per Agosto 2007

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Juve … alla grande!

Agosto 27, 2007

Prima partita di campionato… Juve – Livorno 5-1

Tripletta di Trezeguet e doppietta del nuovo arrivato Iaquinta.

Alcuni numeri del debutto bianconero nel campionato di serie A 2007-2008…

1: le presenze ufficiali di Almiron, Andrade, Criscito, Iaquinta, Nocerino, Salihamidzic e Tiago. Per la prima di campionato, Claudio Ranieri ha fatto esordire 7 degli 11 nuovi arrivati. Non sono scesi in campo Molinaro (in panchina), Grygera (infortunato) e i due portieri Vanstrattan e Novembre.

2: i gol di Vincenzo Iaquinta. L’attaccante calabrese si è confermato cannoniere da esordi. Aveva segnato alla prima partita in Serie B (con il Padova), in C (con il Castel di Sangro), in A (con l’Udinese) e ai Mondiali (a Germania 2006 nella sfida contro il Ghana).

3: le reti di Trezeguet con il Livorno. Il francese ha realizzato l’unica tripletta della giornata e guida la classifica dei cannonieri davanti al compagno di squadra Iaquinta e al milanista Kakà. Con queste marcature, Trezegol migliora ancora i suoi già importanti numeri. Ora sono 98 in Serie A e 143 quelli totali in maglia bianconera.

5: i gol segnati contro il Livorno. La Juventus è la squadra che ha realizzato più reti nel primo turno, staccando Fiorentina e Milan con 3.

520: le presenze di Del Piero. Il capitano fa un altro passo avanti verso il vertice della classifica juventina di tutti i tempi, guidata da Gaetano Scirea con 552 e Beppe Furino con 528.

E per concludere… primo pareggio dell’Inter!!!

Siamo tornAti !!!

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Ipod shuffle con dedica

Agosto 24, 2007

 

Per festeggiare i nostri 5 anni insieme, la Lù mi ha regalato un Ipod shuffle grigio serigrafato con la data “3 settembre 2002″.

Consegnato questa mattina dall’Ups. Packaging perfetto. 1Gb, 240 canzoni, 12 ore di autonomia… tutto in 41,2 mm x 27,3 mm x 10,5 mm; peso 15 g. Un juke-box da indossare grazie alla funzionale clip.

Proprio bello! … brava la Lù!

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Newsletter Agosto2007

Agosto 23, 2007

Sul sito web www.thesignlab.it sono on line gli ultimi lavori… basta un click!

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COMUNICATO STAMPA

Agosto 22, 2007

 

COMUNICATO STAMPA

IL FALLIMENTO DELLA ‘NDRANGHETA E IL GRANDE IMBROGLIO DEL “RISPETTO”

 

‘ndrangheta: la più potente organizzazione criminale al mondo
Calabria: la regione più povera in Italia e tra le più povere in tutta Europa

‘ndrangheta: giro d’affari di 36 miliardi di euro annui
Locride: s.s. 106 impercorribile, ferrovia a binario unico in via di smantellamento, comuni ad alta presenza mafiosa tra i più poveri e disastrati

‘ndrangheta: alleanza di ferro con una potente massoneria deviata e con la politica collusa
Calabria: disoccupazione altissima e sviluppo sempre più lontano

Parte da qui il grande imbroglio della ‘ndrangheta, una fregatura principalmente rivolta alle stesse famiglie mafiose. Ad essere imbrogliati sono proprio gli affiliati, gli “uomini d’onore”, i “picciotti”, i “camorristi”, gli “sgarristi”… e le loro famiglie, i loro parenti innocenti, coloro che senza saperne il perché sono spesso costretti a versare il proprio sangue in faide assurde.
Ciò che è successo a Duisburg e tutta la faida di San Luca ne sono la drammatica ed inappellabile conferma. Duisburg è il segno evidente del fallimento della ‘ndrangheta, della sua stessa ragion d’esistere.

Si entra nella ‘ndrangheta col mito del “rispetto”, con la certezza che prima “non sei nessuno” e poi tutti ti rispetteranno e ti temeranno.
Si entra pensando di poter contare sull’amicizia e sulla solidarietà di tutta “l’onorata società”, dentro e fuori il proprio paese.
Si entra pensando di poter fare soldi, tanti soldi, per garantire alla propria famiglia uno stile di vita “da signori”, per costruire un avvenire ai figli.
Si entra perché “l’onorata società” ha amici influenti, che possono garantire lavoro e buone raccomandazioni per ottenere tutto quello che serve e che altrimenti non si otterrebbe mai.

MENZOGNE!!
IMBROGLI PER LA POVERA GENTE!!

Ecco qual è la verità:

La verità è che solo pochi faranno i soldi, gli altri faranno la fame: è ormai risaputo che il 90% delle ricchezze della ‘ndrangheta è nelle mani del 10% degli affiliati! I soldi li fanno solo i capi, i “santisti”, i “vangeli”, mandando al macello “picciotti”, “camorristi” e “sgarristi”, che si accontentano anche di 800 euro al mese per rischiare il carcere o di venire ammazzati.

La verità è che in carcere si va’, a volte dopo penose e disumane latitanze. E quando ti troverai in galera “l’onorata società” si dimenticherà di te e della tua famiglia. Niente, nessuno, solo menzogne…

La verità è che la maggior parte degli affiliati in carcere vi rimarrà: non vedrà i propri figli crescere, non si godrà la propria famiglia, e chi rimarrà fuori dovrà penare per sopravvivere, chinando la testa e non tenendola alta.
La verità è che tutto quello che la ‘ndrangheta ti aveva fatto guadagnare se lo mangeranno gli avvocati, i processi senza fine.
 E quando uscirai fuori non sarai libero di spostarti, di guidare, nessuno ti darà un lavoro onesto, nessuno, neanche gli “amici” dell’”onorata società”. Non potrai avere un lavoro pubblico perché sarai “interdetto dai pubblici uffici”; non potrai avere un contributo per avviare un’impresa perché non otterrai il “certificato antimafia”.

Tutti ti temeranno, è vero, ma la maggior parte della gente ti disprezzerà per le intimidazioni che avrà patito, per quello che rappresenti. La gente per bene ti eviterà come la peste, eviterà te e i tuoi figli. I tuoi figli saranno tenuti lontano dagli altri ragazzi, potranno avere come amici solo altri delinquenti. E se tuo figlio si innamorerà di una ragazza del paese faranno di tutto per non farla sposare con lui, perché sapranno che diverrebbe la moglie (o la vedova) di un futuro delinquente.

La verità è che prima o poi, forse, verrai ammazzato dalla stessa “onorata società” che ti ha accolto. La ‘ndrangheta uccide soprattutto i propri affiliati. Bella “società”! Che “rispetto” è quello di una “società” che uccide quasi sempre i propri affiliati??!
Vivere nel continuo terrore che qualcuno ti pianti una pallottola addosso. Veramente una bella vita questa!

E la vita non la rischia solo l’affiliato, la rischiano la moglie, i figli, le sorelle, i fratelli, i genitori, i cugini, i cognati, i semplici amici, a caso… solo per il fatto di avere un legame. E non è vero che la ‘ndrangheta ha un codice d’onore: ammazza tutti, donne, bambini, anziani, chiunque…

Questo è “onore”??
Cos’è il “rispetto”??

La ‘ndrangheta porta lavoro, soldi e progresso? Menzogne anche queste!
La verità è che nei luoghi dove la ‘ndrangheta è più presente aumenta la disoccupazione, cresce la povertà, la sanità è un disastro, si va sempre peggio, nessuno vuole investire, i turisti non vengono. La ‘ndrangheta è una rovina per il territorio che abita. La ‘ndrangheta è incapace di portare benessere per tutti. E’ solo una disgrazia, una maledizione, per i comuni dove regna.

Avevamo ragione quando dicevamo che è un grande imbroglio per tutti, meno che per i capi, forse.
La strage di Duisburg lo ha fatto capire a tutti.

Ci rivolgiamo dunque ai mafiosi e diciamo:
Aprite gli occhi!
Non fatevi imbrogliare!
Se nella Locride è stato fatto qualcosa di buono certamente non è stata né la ‘ndrangheta né la massoneria deviata a portarlo. Sono stati un Vescovo e una Chiesa coraggiosi, sono state le cooperative sociali, sono stati Sindaci onesti e instancabili… la ‘ndrangheta ha portato solo rovine, disgrazia, lutto e povertà, soprattutto per voi!
Ancora una volta vi tendiamo la mano, la strada che vi proponiamo non è facile. Vi sono sacrifici da fare. Ma insieme abbiamo già dimostrato che è possibile costruire percorsi alternativi, guadagnandosi da vivere onestamente, essendo rispettati perché si fanno cose buone per tutti. Vi abbiamo dimostrato che è possibile cambiare, godendosi la propria famiglia, a testa alta.
La ‘ndrangheta invece cosa vi ha dimostrato?…

20 agosto 2007

Firmato: 
Comunità Libere
www.comunitalibere.org ; segreteria@comunitalibere.org
Consorzio Sociale GOEL
www.consorziosociale.coop; ufficio.stampa@consorziosociale.coop
Pastorala Sociale e del Lavoro della Diocesi di Locri-Gerace

Riferimenti: Telefono: 0964.419191 – ufficio.stampa@consorziosociale.coop

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Date a Cesare quel che è di Cesare

Agosto 21, 2007

La questione fisco e tasse in Italia è la colonna sonora dell’estate 2007.

I giornali continuano a scrivere e a riprendere i commenti di coloro che, in modo infantile, pur di comparire sulle pagine dei quotidiani si prodigano in comunicati dal contenuto imbarazzante. Politici, ecclesiastici, giornalisti, artisti sentono la necessità impellente di esprimere pubblicamente il loro pensiero personale su ogni questione.

A parte alcuni esponenti politici, forse per “deformazione professionale”, lo spauracchio leghista dello sciopero fiscale fa ridere tutti, comprese le ampolle di casa Bossi e Calderoli.

Dopo le parole del Card. Bertone al Meeting di Rimini, oggi Mons. Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, ha espresso il suo pensiero tramite le pagine del Corriere della Sera:

“Prodi sembra dire: questi principi hanno una loro applicazione oggi come duemila anni fa. Eh no, non può essere così. Il punto è culturale. All’inizio del Terzo Millennio non posso pensare allo Stato come a una struttura di per sè al servizio del concetto di bene comune. Ciò non rende lecito lo sciopero fiscale. Ma mi pare legittimo chiedersi: questo Stato serve obiettivamente il bene comune?”.
“Dove vanno a finire le tasse che paghiamo?
– si chiede il vescovo intervistato dal ‘Corriere della Sera’ -. Che passi si sono fatti per la libertà della scuola? Nessuno. E per aiutare la famiglia? Nessuno”.
“Come vescovo
– prosegue mons. Negriho dovuto addirittura cercare di dire a qualcuno che era meglio tentasse di arrabattarsi, per tirare avanti: ‘primum vivere, deinde philosophari’! Se non si agisce per il proprio tornaconto ma per necessità vitali, è giusto si faccia quel che si può. Era gente che lavorava in proprio, o famiglie con disabili che non arrivavano non dico alla fine, ma a metà mese. Non ho fatto violare loro principi inderogabili, li ho fatti attuare storicamente”.
E a proposito delle dichiarazioni del Segretario di Stato, il vescovo di San Marino osserva: “Ha riproposto la tradizione cattolica citando le fonti: il Vangelo, San Paolo. E ha parlato di giustizia. I principi sono chiari: date a Cesare quel che è di Cesare, pagate i tributi. Però i principi – conclude Negrivanno calati nel contesto storico, nella realtà concreta”.

Interessanti dichiarazioni… specie se dette dal vescovo di San Marino!!!

Tutte le agenzie educative del paese, compresa la Chiesa, devono sentirsi in dovere di educare i cittadini  alla legalità e al senso dello Stato, formando le persone al principio di responsabilità personale e collettivo.

Siccome vi sono tra i laici, ed anche tra la gerchia, chi ipotizza che “evadere il fisco” non sia peccato… ecco il testo della Cei del 1991 su Educare alla legalità

A chi propone l’obiezione di coscienza in ambito fiscale, ricordo che l’obiezione di coscienza è un atto pubblico.

Da Socrate a Gandhi, fino ai tanti giovani che si sono rifiutati di prestare servizio militare… l’obiettore di coscienza accetta le conseguenze penali del disobbedire a un dovere legale che la coscienza sente ingiusto e inaccettabile.

L’evasore fiscale, come ci insegnano gli esempi di “illustri personalità”, viola la legge di nascosto, evade occultamente, dichiara il falso per tornaconto personale. L’evasore fiscale attua gesti illegali, nascondendosi dietro false dichiarazioni, di fronte alle leggi dello Stato.

E soprattutto chi evade il fisco, lo fa a discapito dei suoi concittadini, della collettività. Fa un danno, in modo grave e irresponsabile, nei confronti di coloro che, operando nella legalità, pagano le tasse.

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Pellaro

Agosto 21, 2007

Dome e Lù in aeroporto 

Mia bella Pellaro…
T’ho Conosciuta quando ero innocente
E di ricchezze ce ne avevi tante…
Del bergamotto tu eri imponente
Orgoglio calabrese ad ogni istante…
Il mondo intero ti ha sempre invidiato
Per il buon vino tuo tanto pregiato…

Questi sono i versi scritti dal poeta italo-americano Domenico Roccabruna dedicati a Pellaro.

Domenica sono tornato a Lucca dopo 7 giorni di vacanza a Pellaro con la Lù. 7 giorni di festa passati con i miei genitori (che hanno festeggiato 35 anni di matrimonio), mio zio Diego e zia Angela, nonna Maria (91 anni!) ed il resto dei parenti. Grandi magnate, sole e mare.

Anche questo anno si è ripetuto. Quando si parte da Pellaro per tornare a casa, al nord, c’è sempre un nodo alla gola che ti assale. Una malinconia che non si frena. E’ il luogo delle origini. Chi mi ha preceduto è vissuto a Pellaro. I miei genitori sono cresciuti in questo piccolo paese sul mare dello Stretto. Ancora oggi, quando si torna, possiamo godere della stessa casa dei miei nonni, delle loro terre coltivate con il sudore ed oggi mantenute fertili dalle braccia di zio Diego.

Nonostante sia vissuto e cresciuto a Torino, abbia viaggiato per l’italia e l’Europa per lavoro, ed oggi passi molto tempo anche a Lucca… bastano 7 giorni d’agosto per assaporare e gustare le origini.

Non è più il paese florido di un tempo. Ricordo le estati che travolgevano Pellaro da turisti provenienti dal nord Italia e dall’Europa. La via marina, il chiosco Polo Nord, il torneo di calcetto estivo che mobilitava l’intera popolazione, la Festa degli Anziani, i Peddaroti… i bagni in mare di notte, lo struscio continuo serale tra la folla, le colonne di macchine su e giù per tutto il lungo mare… i tanti amici di Pellaro e i tanti amici che alla fine dell’estate tornavano nelle proprie città. Che estati! Che ricordi!

Ed oggi non rimane che il Polo Nord con i suoi soliti panini e le solite granite servite ai pochi ragazzi di Pellaro. Turisti neanche l’ombra. La via marina è una strada triste, abbandonata, sola con i ruderi delle baracche dei pescatori, la spiaggia sporca dalle fogne e le panchine su cui ci sedavamo a decine, con i marmi divelti. Oggi è così Pellaro. Solo il mare è quello di un tempo. Limpido, fresco, in continuo movimento.

Eppure non vedo l’ora di tornare al mio paese sul mare dello Stretto.

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The War as We Saw It

Agosto 19, 2007

 

Della guerra in Iraq voluta dal cowboy Bush si è detto e scritto di tutto. Nel frattempo in questo paese si continua a sparare e a morire e, ad oggi, non pare vi sia via di uscita.

Oggi il New York Times pubblica un editoriale “The War as We Saw It scritto da 7 soldati in cui denunciano una serie di fallimenti della politica americana in Iraq. Gli autori sono: Buddhika Jayamaha is an Army specialist. Wesley D. Smith is a sergeant. Jeremy Roebuck is a sergeant. Omar Mora is a sergeant. Edward Sandmeier is a sergeant. Yance T. Gray is a staff sergeant. Jeremy A. Murphy is a staff sergeant.

Quando termineranno i massacri, le autobombe, gli scontri armati?

In questi giorni si fa strada il singolo di Manu Chao Rainin’ in paradize che anticipa il nuovo cd, La radiolina, la cui uscita è prevista per il 3 settembre.

L’artista francese di origini spagnole non delude le aspettative. Il brano disponibile su internet, ovviamente gratis, è accompagnato con un video militante, girato da Emir Kusturica, dove denuncia la guerra e attacca l’intervento in Iraq dell’amministrazione Usa.

“Benvenuti in paradiso”, canta sotto una pioggia incessante, elencando le atrocità in Zaire, la calamità in Congo, l’ipocrisia in Palestina. E ancora, piove a Bagdad dove non c’è democrazia “perché è un Paese Usa”, e ancora Falluja, Gerusalemme, Monrovia, Guinea-Bissau: “Go Masai, go Masai”, il mondo intero sta impazzendo.

Ecco il video.

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iphone

Agosto 9, 2007

E’ l’oggetto dei desideri. In pochi giorni in America ne sono stati venduti 700.000 pezzi. Negozi letteralmente svuotati.

L’iphone è l’oggetto cool dell’anno. Apple ha fatto centro un’altra volta, lasciando la concorrenza indietro nel tempo. Design e tecnologia in un palmo di mano. 

A chi è stressato dall’attesa consiglio di vedere questo video realizzato da due blogger italiani in videoconferenza italia-usa: una “prova su strada” per capire cosa ci attende e cosa potremo fare con questo gioiellino.

In Italia arriverà probabilmente prima della fine dell’anno. Questa volta la letterina a Babbo Natale non la scrivo, ci penso da me!

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Errore

Agosto 7, 2007

 

Ed anche don Gelmini è caduto nell’errore. Un errore così tanto diffuso nel nostro paese che oramai non viene più percepito tale.

Naturalemente i media (tv e giornali… ma ora anche il web) ne sono il primo megafono. Un errore in cui cadono in molti: finanzieri, presunti artisti, maestre, genitori, giornalisti, improvvisati detective, politici, delinquenti. Insomma, non c’è categoria della società italiana che non sia stata coinvolta. Ed ora, con la vicenda don Gelmini, anche la categoria dei preti fa parte del calderone.

Chiunque sia indagato, accusato, coinvolto in qualche indagine della magistratura utilizza (o è strumento?) il potere mediatico per potersi difendere, a testa bassa, contro tutto e tutti ed in particolar modo contro i giudici e la magistratura.

Forse sarebbe naturale, per un accusato che si ritiene innocente,  difendersi da coloro che ti accusano… ed invece si attaccano coloro che ti devono giudicare.

Coloro che operano affinchè persista il valore della legalità nella società di un paese, sono prima di tutto attaccati da coloro che sono semplicemente indagati. Oggi in Italia, chiunque ha il diritto-dovere di screditare la magistratura ma, facendolo, con essa, scredita la giustizia.

E questo dovrebbero ricordarlo anche i tanti, troppi, che entrano a gamba tesa con dichiarazioni, comunicati stampa, interviste. Dimenticando che i processi si devono svolgere nelle aule di tribunale e che solo i giudici hanno il dovere di giudicare secondo il codice civile e la costituzione della Repubblica italiana.

Un consiglio agli indagati: invece di prendersela con i palazzi di giustizia, si invochi il diritto di non essere gettati in prima pagina. Capita sempre più che indagini coperte dal segreto istruttorio vengono gettate in prima pagina senza curarsi dei risvolti che possono incidere sulla persona in questione. E quando capita, si abbia il coraggio del silenzio, senza cadere nell’errore di alimentare il gioco perverso di “chi urla più forte”. Spesso si rischia di dire sciocchezze, idiozie imbarazzanti. Si rischia di fare danni. Soprattutto a se stesso.

A riguardo ecco l’editoriale di Arrigo Levi pubblicato oggi su La Stampa:

Assedio alla Chiesa?
Premetto che non credo neanche per un istante alle accuse di molestie rivolte a Don Gelmini, che ho conosciuto e stimato per la sua opera di recupero dei drogati.Ma ritengo giusto riflettere, e invitare in amicizia Don Pierino a riflettere ancora, sulle cose che ha detto, e poi ritrattato e corretto, a proposito della «lobby ebraico-radical chic» che, a suo dire, vorrebbe danneggiare o addirittura «svenare» la Chiesa di Roma. In qualche modo, sia la sua smentita, che alcune delle cose dette da suoi ammiratori per scusarlo, sono il classico «peggio il tacòn del buso».
Purtroppo non serve spiegare la frase malaugurata con le parole: «Se l’ho detto mi è sfuggito. Intendevo dire loggia massonica-radical chic». Caro Don Gelmini, come ci insegnavano a scuola, «voce dal sen fuggita più richiamar non vale». Non basta proprio dire: «Chiedo scusa agli ebrei, ho molta stima e considerazione per loro».
Grazie, ma non ne abbiamo bisogno. Non vedo perché Lei non dovrebbe stimarci, né più né meno dei non ebrei. E poi agli ebrei, non so perché, le dichiarazioni di particolare stima danno un certo brivido. Comunque, quel che è detto è detto. E mi pare che in un caso come questo – accetti il consiglio di un Suo estimatore – si imponga un bell’esame di coscienza, magari un ritiro dedicato a una riflessione profonda su una idea tanto antica e diffusa quanto ignobile, che evidentemente, povero Don Gelmini, Lei aveva dentro di sé, nel più profondo della coscienza.
Temo che anche la Sua idea della massoneria sia un’idea sciagurata, come lo è il giustificarsi dicendo: «Pensate a quello che è accaduto in America, alla strumentalizzazione sui preti pedofili americani. La Chiesa ha sbagliato a pagare, a indennizzare… Mi sembra ci sia in atto una strategia mondiale di questa lobby che partendo dalla Chiesa americana tende a indebolire la Chiesa tutta. Guardate che non ci sono solo i preti pedofili! I pedofili sono ovunque, anche tra i pastori protestanti». Scusi: ma che c’entrano i pastori protestanti? Ognuno si faccia gli affari suoi!
Mi ha fatto poi sorridere l’osservazione, che voleva essere rassicurante, di Carlo Giovanardi (concittadino e amico), che ci assicura che né lui, né Berlusconi, che pure hanno studiato per anni dai Salesiani, «sono mai stati molestati». Lo spero bene! Non vedo perché si dovrebbe pensare il contrario. Quanto a definire la frase di Don Gelmini, come ha detto l’onorevole Ronchi, «una gaffe», significa non capire affatto la gravità di ciò che è stato detto: quella frase non era una gaffe, ma un reato bello e buono, definito dalla legge «istigazione all’odio razziale».
Ma perdonare è una virtù, e perdonare fa bene a chi perdona come a chi viene perdonato. Rimanendo dunque in piena e fiduciosa attesa che i giudici riconoscano Don Pierino del tutto innocente dall’accusa rivoltagli di pedofilia, trovo però preoccupante l’idea dello stesso Don Pierino che sia in atto un’attività persecutoria della Chiesa. Come dice sempre l’onorevole Ronchi: «Relativismo culturale e clima anticlericale sono assodati». Ma il «relativismo culturale», in buon italiano, altro non è che la libertà di pensiero, che la nostra Costituzione (art. 21), grazie al cielo, riconosce a tutti.
Quanto al «clima anticlericale», e alla presunta persecuzione della Chiesa, faccio mio il commento di Monsignor Giovanni Nicolini, vicario episcopale di Bologna, che cito: «La Chiesa non è un fortino assediato. Se capitasse a me una cosa del genere, non aprirei più bocca, e soprattutto non griderei al complotto contro la Chiesa. A Don Gelmini, consiglio il silenzio di Cristo davanti ai suoi accusatori. Se si smette di urlare, poi si scopre che non esiste nessun accanimento anticlericale nella nostra società, anzi noi cattolici siamo molto stimati. La vera lacerazione non è tra la Chiesa e il mondo, ma dentro la Chiesa. Allargare alla Chiesa le vicende personali è la vera minaccia antiecclesiale».
Parole sante, che ci piacerebbe sentir ripetere dai più alti livelli della gerarchia. L’idea, un po’ grottesca, che i cattolici siano perseguitati (lasciatelo dire a un ebreo, che di persecuzioni ha una certa esperienza), non nasce, purtroppo, da Don Pierino. A cui rivolgo tutti i miei auguri di continuare, in serenità, l’opera buona a cui ha dedicato, meglio che poteva, la sua vita.

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Bologna 2 agosto ore 10.25

Agosto 2, 2007

In ricordo  delle 85 vittime e dei loro famillilari che ancora oggi attendono giustizia.

A noi il compito di chiedere, senza mai cessare, la verità.

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