
Guelfi e Ghibellini, ancora?
Febbraio 13, 2008
Viviamo in un tempo in cui la piccola notizia, il singolo pensiero, il gesto viene ingrandito dalla potenza dei media. Con la tendenza, sempre maggiore, di generalizzare le questioni come se certi temi riguardassero la maggioranza dei cittadini, o, più semplicemente, la maggioranza dei lettori o dei telespettatori.
I media continuano a dare grande spazio alla quelstione laicità-fede premendo su una contrapposizione che sarebbe interessante comprenderne l’esistenza.
Ancora oggi leggiamo sui giornali due articoli cartamente interessanti: Democrazia tra guelfi e ghibellini (Gian Enrico Rusconi – La Stampa, 13/02/2008), Le antiche strade della Chiesa (Aldo Schiavone – Repubblica, 13/02/2008).
La religione è tornata prepotentemente in scena. Può essere elemento di pace ma può anche innescare drammatici conflitti quando assume i caratteri del fondamentalismo. Si manifesta oggi, nell´appello alla religione di tanti che si dichiarano non credenti, proprio la tentazione di servirsi della religione come surrogato delle ideologie cadute, nel momento in cui il fattore religioso assume nel mondo islamico i caratteri aspri del fondamentalismo. Vi è in questo uso politico della religione il rischio di un conflitto di civiltà che solo il dialogo e la comprensione reciproca possono invece evitare. (Pietro Scoppola – 10/11/2004)
Eppure è un incessante tam tam. E’ un battere e ribattere le proprie posizioni, certi di dover portare avanti la propria battaglia di civiltà.
Spesso, coloro che possono utilizzare i mezzi di informazione per esprimere la loro opinione, premettono di far propria la causa di tanti cittadini. C’è chi ne fa una causa culturale, chi una scelta politica… c’è chi difende la libertà di espressione e chi condanna una eccessiva intromissione. C’è chi si assume il compito di difendere la storia e i valori e chi si assume il compito di difendere la libertà dei diritti. Ma in rappresentanza di chi?
Parola d’ordine ribadire la propria posizione, dichiarazioni stampa, articoli, lettere al direttore… che si susseguono pur di avere l’ultima parola. Un gioco delle parti alla quale, sempre più spesso, anche la gerarchia ecclesiale partecipa.
E’ questo il modo di trattare temi così importanti per l’uomo come la fede e la democrazia di un paese? Tornando al passato e alla contrapposizione e al conflitto tra Guelfi e Ghibellini?




