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Rassegna stampa

luglio 2, 2007

 

Ed ecco il seminario che si è svolto a Bose raccontato, oggi, dai giornali … 

La Repubblica_02-07-2007
Il retroscena. Bindi e la candidatura alle primarie. “Chiederò consiglio a Prodi
A Bose il Manifesto Rosy “Cristiani, diversi nel Pd
di Giovanna Casadio

BOSE – Chiederà consiglio a Prodi, certamente. Ma «la sosta», i due giorni di ritiro nel monastero di Bose – che Enzo Bianchi, il priore, definisce «un attimo per chiudere gli occhi e ritrovarsi, ordinare i pensieri e calmare l´angoscia» – a Rosy Bindi sono serviti «molto». Non scioglie ancora la riserva, se sfiderà cioè Walter Veltroni per la guida del Partito democratico (lo farà forse in settimana) ma il Manifesto-Bindi è già nato qui, nella comunità monastica sulle colline piemontesi dove «i fratelli e le sorelle» – età media sotto i quarant´anni – coltivano una spiritualità non sganciata dalle cose del mondo, «in compagnia degli uomini», come vuole la regola. Il Manifesto del ministro della Famiglia potrebbe avere un titolo, almeno a sentire gli oltre cento «laici credenti», convocati ad inviti dall´Associazione “Argomenti 2000” e che hanno partecipato al seminario sulla laicità e la politica. Intitolarsi ad esempio, «la differenza cristiana nel Partito democratico». Che ne ha tanto bisogno, ragiona la Bindi, perché non deve nascere preconfezionato. E la laicità «non è forse nel Dna dei cristiani, poiché il grande valore della distinzione tra potere politico e potere religioso – date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio – non l´ha forse introdotta Cristo? «Se non li facciamo dentro un monastero questi discorsi, quando li possiamo fare?», esordisce l´incontenibile Bindi ricordando i Dico, la legge sui diritti dei conviventi di cui è stata autrice (con la ds Barbara Pollastrini). «Quando ho pensato a questo incontro ero angosciata per due parole che non-Dico…». Ora che lo scenario è un altro, molti la incalzano per sapere se scommettere sulla sua discesa in campo per il Pd. E lei risponde, a margine del seminario in una vivace discussione che si protrae fino a notte contravvenendo alla regola del silenzio: «Ci sono tutte le condizioni perché mi candidi». Per il Partito democratico poi, «ci vuole un leader forte ma non può essere un partito del leader». Lancia quindi un paio di bordate su quel che pensa della Chiesa dell´epoca-Ruini: «Dobbiamo lavorare per considerare una parentesi quella della Chiesa italiana di questi anni. Va aperta una serena e giocosa correzione fraterna della Chiesa recente». Stoccata quindi al clericalismo e a Savino Pezzotta: «Non può essere Radio Maria che forma la coscienza dei cattolici, non per Radio Maria ma per la sua strumentalizzazione». Platea tutta dalla sua. «Mi ribello quando qualcuno vuole fare del Family day un movimento politico». Ce n´è per tutti. «L´Italia della Costituzione è stata tale perché aveva una classe dirigente che si poneva il problema di costruirlo questo Paese, se lo poneva allora il presidente degli industriali…». Come invece non se lo pone ora Luca di Montezemolo, è l´implicito riferimento. Altro tassello del Manifesto di Bose. Insieme con le parole d´ordine «contaminazione» delle identità, solidarietà, no al discredito della politica e alla società corporativizzata. Confronto serrato, che doveva volare alto, meditare seguendo la “preghiera delle ore” dei fratelli di Bose, e che plana sulla politica e l´attualità. Pierluigi Castagnetti, il vice presidente della Camera, ulivista, e Marco Follini, l´ex leader Udc approdato saldamente nel centrosinistra, cercano di convincere Bindi a non candidarsi. «Non c´è lo spazio per una candidatura alternativa a meno che i Ds non sciolgano il blocco e si riaprano i giochi. Ma Rosy è una testa dura», confessa Castagnetti. Ugualmente per Follini «il discorso di Veltroni è stato esauriente, non mi paiono esistere altri spazi». Poi la butta in battuta: «Ho capito che alla fine vuoi candidare Franceschini». Ci pensa il priore Bianchi a dire con semplicità cose complesse: «La Chiesa non può calare i suoi principi dall´alto, non possono esserci ordini apodittici. C´è molta afonia, poche le voci. I teologi sono silenziosi». E quando la politica è debole «la religione, tutte le religioni sono tentate di diventare lobby». Narra «la portata eversiva del cristianesimo» e l´occasione persa a proposito della legge sui diritti dei conviventi. Dalle riflessioni teoriche a quelle storiche di Fulvio De Giorgi, alle provocazioni di Amedeo Piva, alle riflessioni di Renato Balduzzi, presidente del Meic e consulente legislativo della Bindi. Al vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici, cresciuto alla scuola di Carlo Maria Martini, il compito di rispondere alle domande più ostiche: «Monsignore, spiegami: perché devo essere un reazionario per andare in chiesa?»

Corriere della Sera_02-07-2007
Bindi e Castagnetti alla Chiesa: il “ruinismo va chiuso”
di Vera Schiavazzi

«Sono d’accordo con Castagnetti. Questi ultimi anni rappresentano una parentesi da chiudere nel rapporto tra Chiesa e politica, per riaprire invece la stagione dell’impegno lanciata dal Concilio. Dobbiamo essere i protagonisti di una gioiosa, serena correzione fraterna su ciò che è accaduto, ci è mancata la radicalità evangelica per dire ai vescovi: così non si fa». È una critica durissima quella che da Rosy Bindi e da Pierluigi Castagnetti, riuniti al monastero di Bose insieme a molte altre personalità cattoliche come Marco Follini, arriva al cardinal Ruini e alla sua guida della Conferenza episcopale italiana negli anni delle vittorie del centrodestra. E ancora: «Non può essere Radio Maria a formare le coscienze cattoliche. Non dubito della buona fede di chi la ascolta, ma dobbiamo difendere la nostra Chiesa».
Il primo ad attaccare le scelte politiche dei vertici cattolici dopo la fine della Dc, e soprattutto dal ’95 in poi, è stato Castagnetti, in un’analisi che Bindi ha dichiarato di condividere. «Con la scelta di ritirarsi da un rapporto diretto con la politica dopo il crollo della Dc — ha detto Castagnetti — si è voluto centrare l’attenzione sulla vita interna della Chiesa. Un vincolo fortissimo, quello del “ruinismo”, che ha prodotto una rappresentazione obbligata dell’unità cattolica e ha portato a un progressivo sbilanciamento verso il centrodestra, che è stato pronto ad utilizzarlo». A Bose, nel monastero fondato da Enzo Bianchi, era stata proprio Rosy Bindi a invitare a due giorni di lavoro e di preghiera politici e leader dell’area cattolico-democratica e delle sue associazioni di riferimento, a cominciare da quella alla quale appartiene lo stesso ministro della Famiglia, l’Azione cattolica.
Un programma stabilito da molto tempo, ma che si è inevitabilmente intrecciato con l’agenda politica di questi giorni. Bindi non ha sciolto le sue riserve su una possibile candidatura alla guida del Partito democratico in alternativa a quella di Veltroni: «Non sono ancora state scritte le regole del nuovo partito, come posso annunciare o meno una candidatura? », ha risposto a chi la interrogava, poi ha aggiunto: «Se mi candidassi, comunque, lo farei non contro Veltroni ma per dare un contributo sul tema della laicità della politica ». Ma, nonostante gli amici che la «sconsigliano» da questa battaglia, come lo stesso Castagnetti, l’immersione nel mondo cattolico di base al quale appartiene ha incoraggiato Bindi nella sua scelta di giocare fino in fondo la battaglia sulla leadership futura. «Nel Pd — ha detto — rischia di esserci una grande inconsapevolezza culturale su ciò che avviene dentro la Chiesa. Non so se avete chiaro che i nostri nuovi amici trovano e troveranno più facile accordarsi con i “teodem” che con noi. Non come Togliatti, che non era cattolico ma si sforzava di capire fenomeni che sapeva essere importantissimi per la politica italiana». Bindi ha sollecitato una nuova stagione di confronto: «Ai giovani preti che mi vedono come una “traditrice” non chiedo loro di sottoscrivere i Dico ma voglio spiegare come sono nati e perché». Anche Castagnetti, infine, ha criticato l’assenza di regole chiare sulla scelta del futuro leader del Pd. Ma ha aggiunto: «La candidatura di Veltroni ha ormai modificato le cose a un punto tale che il problema non sono più le primarie. Per questo sconsiglio a Rosy di correre contro di lui» .

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