h1

Una politica ecclesiale

luglio 3, 2007

 

Oggi l’on. Castagnetti pubblica su Europa un articolo che riprende i passi salienti del suo intervento di domenica mattina a Bose. Lo riporto per intero, per completare la rassegna stampa di ieri.

Al Pd serve una politica ecclesiale
Pierluigi Castagnetti – Europa 03/07/2007

Ho partecipato insieme a Rosy Bindi e Marco Follini al dibattito finale di un seminario sui temi della laicità organizzato dalla stessa Bindi presso il monastero di Bose, dove normalmente si prega e si svolgono corsi biblici, ma di tanto in tanto si riflette pure su questioni importanti per l’uomo d’oggi. La prima parte era stata arricchita da tre lezioni (padre Enzo Bianchi, monsignor Giovanni Giudici e professor Fulvio De Giorgi) sui profili teologici e storici del tema della laicità.
Nel mio intervento ho inteso richiamare l’attenzione su quella che considero una grande carenza del centrosinistra e, io temo, anche del Partito democratico: l’assenza di una strategia o, se vogliamo, di una seria “politica ecclesiale”, nel senso dell’attenzione e dell’intelligenza su quanto sta accadendo nella Chiesa italiana. Vorrei che nessuno si scandalizzasse di questo rilievo e che non dovessimo attardarci a spiegare che per l’Italia il ruolo della Chiesa cattolica è storicamente e inevitabilmente così importante da non poter essere ignorato dalla politica.
Se oggi i cattolici italiani si apprestano a svolgere una importante “Settimana sociale” nel cui documento preparatorio si affaccia l’esigenza di approntare «reti di sicurezza», cioè di autoprotezione rispetto alle istituzioni e, dunque, allo stato, non possiamo fingere di non vedere in ciò “un problema”, né come credenti impegnati in politica chiamarci fuori da qualche responsabilità. È successo qualcosa in questi anni e noi ne siamo dentro non solo perché siamo parte della comunità ecclesiale, ma perché come attori – non sempre protagonisti – della vita politica non siamo stati capaci di corrispondere, evidentemente, a molte aspettative. In effetti dopo la fine della Dc non siamo stati capaci di un vero rincominciamento, né di un efficace innesto in realtà pluralistiche in cui siamo entrati, in modo da consentire a una parte importante dei credenti di riconoscersi nel nostro lavoro.
Senza il riconoscimento di questa responsabilità perdono peso anche i giudizi severi che talvolta riteniamo di dover esprimere su posizioni e scelte di una parte del mondo cattolico.
Cerchiamo allora di capire cosa è realmente successo nella Chiesa italiana negli ultimi vent’anni, che grossomodo coincidono con la presidenza del cardinale Ruini. Innanzitutto credo che a Ruini si debba riconoscere un merito, tributatogli peraltro da un osservatore solitamente severo con la gerarchia come Marco Damilano: ha saputo evitare che la crisi della Dc si scaricasse drammaticamente sul mondo cattolico. Come ha potuto evitare ciò che accadde in Francia dopo la fine del Mrp? Con una accentuata ecclesiasticizzazione della Chiesa e un progressivo accentramento delle dinamiche interne, in modo da renderne sempre più unitaria e uniforme l’immagine pubblica. L’area cattolica è stata compattata con una forte iniziativa attorno al progetto culturale e alla cosiddetta questione antropologica, mortificando talvolta i carismi per le cose temporali che il Concilio riconosceva posti in capo ai laici. È a questo punto che la dichiarata neutralità della Chiesa rispetto ai due schieramenti politici italiani ha finito, per ragioni diverse e oggettive, per trasformarsi in uno sbilanciamento verso il centrodestra, dove pure sono presenti posizioni fortemente secolarizzate, ma dove prevale la duttilità e la spregiudicatezza culturale, e dunque la propensione a cogliere nel rapporto con le posizioni della Chiesa una decisa opportunità elettorale.
Va altresì riconosciuto che tutto ciò è stato involontariamente (?) favorito dall’emersione nell’altro campo politico, il nostro, di posizioni di laicismo reattivo, ma anche di forme di laicismo sostitutivo di ideologismi defunti.
L’antipolitica della destra ha trovato così terreno fertile nell’apolitca di certe forme di distanziamento istituzionale praticate da una parte del mondo cattolico, in cui è andata formandosi la convinzione che solo la destra fosse in grado di difendere valori cristianamente ispirati.
Mentre noi cattolici democratici andavamo lamentando la latitanza cattolica rispetto ai temi della legalità, non ci rendevamo conto che se lo stato non è più amico e amato (Moro esortava i cristiani ad amare lo stato anziché diffidarne), anche la tensione a difendere le prerogative di Cesare finisce per allentarsi. E ciò si è verificato anche in aree cattoliche a suo tempo educate agli anticorpi verso ogni forma di qualunquismo.
È stato grave che il centrosinistra abbia rinunciato a capire ciò che stava avvenendo (e che produceva per sé medesimo gravi penalizzazioni elettorali, come hanno dimostrato le analisi del voto dei cattolici nelle ultime elezioni) per un’imperdonabile distrazione o una non meno imperdonabile supponenza. Errori a cui dobbiamo porre rimedio oggi che ci stiamo incamminando per i sentieri un po’ impervi e un po’ sconosciuti del Partito democratico.
Come? Innanzitutto cercando di capire le nuove domande che attraversano la Chiesa italiana, non solo a livello delle gerarchie, ma nondimeno della base.
Dobbiamo recuperare la conoscenza della realtà anche in questa direzione e farci guidare da un principio di realtà. Con tale ottica, ad esempio, prendendo atto della mancanza delle condizioni politiche e numeriche nell’attuale parlamento per affrontare talune questioni etiche di cui si è dibattuto in questi mesi, al di là di ciò che pure noi pensiamo di positivo delle posizioni del governo e della maggioranza, occorre dire con onestà che su questi temi decidiamo di fermarci. Non già a causa di un diktat esterno (della Chiesa), ma di un diktat per così dire interno, qual è la mancanza dei numeri per decidere. Ciò potrà servire ad allentare una tensione che non giova ai credenti, ma neppure alla politica.
Occorre poi darsi, discutendone serenamente e approfonditamente, una strategia non improvvisata nelle relazioni con la Chiesa, soprattutto in un momento in cui, per varie ragioni, piaccia o non piaccia, il peso delle sue parole è cresciuto anche in strati dell’opinione pubblica che non si definiscono credenti.

vota:

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: