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Verso l’alto

luglio 10, 2007

 

Ieri sera si è riunito il Consiglio diocesano dell’Azione Cattolica di Torino. Un’incontro importante in quanto si delineavano le linee del programma diocesano per l’anno 2007-2008, anno assembleare. 

Non essendo a Torino non ho potuto partecipare all’incontro, ma ho inviato un piccolo scritto.

Poche righe senza nessuna pretesa, se non quella di tentare di contirbuire. Con la speranza di riuscire, come associazione, a guardare sempre verso l’alto. Ecco il testo:

a Tommaso Marino e al Consiglio Diocesano dell’Azione Cattolica di Torino

Prima di tutto mi scuso con tutti voi per la mia assenza dovuta ad impegni di lavoro fuori Torino. Vi invio un piccolo contributo consapevole dell’importanza dell’incontro di questa sera in cui si delineeranno le linee del programma associativo del prossimo anno.

Solo qualche pensiero.

Come detto durante il consiglio di maggio e ripreso durante un confronto all’ultimo incontro di ufficio adulti, credo sia indispensabile per l’AC torinese trovare modi e tempi per ridare vita allo stile associativo che è proprio dell’AC. Uno stile che è ricco di storia, rapporti tra generazioni, impegno comune, responsabilità educativa. Credo che sia necessario poter spendere tempo ed energie affinché le giovani generazioni, soprattutto coloro che ricoprono ruoli di responsabilità diocesana o che collaborano negli uffici, trovino adulti disposti a raccontare, a fare storia, ad essere esempio di stile associativo e di presenza laica nella chiesa e nella società.

Nell’anno assembleare, immagino un AC capace di intrecciare l’entusiasmo e la disponibilità dei giovani con l’esempio e la storia associativa che gli adulti possono rappresentare.

Un’AC in cui il settore giovani contribuisca alla vita pastorale della chiesa torinese senza dimenticare le domande di questo tempo, i quesiti che la storia di oggi ci pone, a cui si deve cercare di rispondere nonostante le tanti fatiche. Un settore giovani capace di farsi promotore come luogo in cui il confronto su temi “scottanti”, alla luce del Vangelo, possa essere segno di presenza viva, di ricerca, di dialogo da parte di giovani attenti alla realtà che li circonda.

Un’Ac in cui il settore adulti contribuisca a realizzare luoghi di confronto e di speranza per le famiglie, ma che sappiano coinvolgere e parlare anche ai giovani. Adulti capaci di testimoniare una presenza laica nella Chiesa e nel territorio. Adulti che oggi, credo, siano chiamati a tramandare lo spirito e lo stile associativo che hanno segnato gli anni passati dell’AC torinese. Un’ AC capace di vivere a pieno ancora oggi la sua scelta religiosa. Un piccolo esempio per spiegarmi: qualche anno fa si è deciso di intitolare la sala del 4° piano a Carlo Carretto. Bene. Credo che sia compito degli adulti di oggi raccontare chi fu Carretto e tanti altri testimoni di laicità nella Chiesa (La Pira, Bachelet, Dossetti, Pistoni, ecc.) e cari all’AC. Raccontare quale idea di Chiesa e di società nasce dalla loro testimonianza. Idea di Chiesa e di comunità che ancora oggi, credo, si ritenga valida (altrimenti perché ricordarli intitolando loro sale o chissà che altro?). Un’idea di Chiesa che ha le sue fondamenta nel Concilio Vaticano II che soprattutto oggi, dopo 40 anni, deve essere ripreso e raccontato ai giovani.

Un piccolo pensiero per quanto riguarda l’ACR. Credo che si debba incentivare la presenza dei piccoli come presenza di speranza. La missionarietà dei piccoli è segno di speranza. La loro vitalità è profetica se è in mezzo ai loro coetanei ed è rivolta ai più grandi. Se crediamo nelle potenzialità dei piccoli dobbiamo trovare strumenti capaci per renderli protagonisti nei confronti degli adulti. La  loro presenza durante l’anno assembleare sia segno della loro partecipazione alla vita associativa, ma anche segno di richiesta, ai giovani e agli adulti di AC, di accompagnamento, di compagnia. Partendo dall’esperienza delle giornate dei genitori di Casalpina, si trovino luoghi comuni in cui adulti e ACR si confrontino sui temi della famiglia e dell’educazione che è responsabilità di tutta l’AC e non solo di alcuni.

La lettera di qualche mese fa scritta da alcuni laici e sottoscritta da più di 300 persone (tra cui molti aderenti di AC o vicini all’associazione) ha avuto effetti inaspettati. Risonanza sulla stampa, attenzione da parte del Cardinale. L’iniziativa non si è fermata. Nei prossimi giorni si vorrebbe organizzare un incontro tra i responsabili delle associazioni e il gruppo che ha promosso la lettera. Credo che l’AC debba guardare con attenzione a questa iniziativa in modo da poter dare il proprio particolare contributo: la laicità è nel dna dell’associazione.

Concludo dicendo che forse questa volta, in un anno particolare come quello assembleare, si potrebbe decidere come associazione di spendere del tempo per l’AC torinese, per rinsaldare le fondamenta. Tempo da dedicare prima di tutto alle associazioni parrocchiali e al centro diocesano che è il luogo indispensabile di incontro e di progettazione per tutta l’associazione. Un anno da dedicare alla cura dell’AC. Credo ne trarrebbe vantaggio tutta la Chiesa torinese.

Auguro a tutti voi buon lavoro.
Dome

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