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Errore

agosto 7, 2007

 

Ed anche don Gelmini è caduto nell’errore. Un errore così tanto diffuso nel nostro paese che oramai non viene più percepito tale.

Naturalemente i media (tv e giornali… ma ora anche il web) ne sono il primo megafono. Un errore in cui cadono in molti: finanzieri, presunti artisti, maestre, genitori, giornalisti, improvvisati detective, politici, delinquenti. Insomma, non c’è categoria della società italiana che non sia stata coinvolta. Ed ora, con la vicenda don Gelmini, anche la categoria dei preti fa parte del calderone.

Chiunque sia indagato, accusato, coinvolto in qualche indagine della magistratura utilizza (o è strumento?) il potere mediatico per potersi difendere, a testa bassa, contro tutto e tutti ed in particolar modo contro i giudici e la magistratura.

Forse sarebbe naturale, per un accusato che si ritiene innocente,  difendersi da coloro che ti accusano… ed invece si attaccano coloro che ti devono giudicare.

Coloro che operano affinchè persista il valore della legalità nella società di un paese, sono prima di tutto attaccati da coloro che sono semplicemente indagati. Oggi in Italia, chiunque ha il diritto-dovere di screditare la magistratura ma, facendolo, con essa, scredita la giustizia.

E questo dovrebbero ricordarlo anche i tanti, troppi, che entrano a gamba tesa con dichiarazioni, comunicati stampa, interviste. Dimenticando che i processi si devono svolgere nelle aule di tribunale e che solo i giudici hanno il dovere di giudicare secondo il codice civile e la costituzione della Repubblica italiana.

Un consiglio agli indagati: invece di prendersela con i palazzi di giustizia, si invochi il diritto di non essere gettati in prima pagina. Capita sempre più che indagini coperte dal segreto istruttorio vengono gettate in prima pagina senza curarsi dei risvolti che possono incidere sulla persona in questione. E quando capita, si abbia il coraggio del silenzio, senza cadere nell’errore di alimentare il gioco perverso di “chi urla più forte”. Spesso si rischia di dire sciocchezze, idiozie imbarazzanti. Si rischia di fare danni. Soprattutto a se stesso.

A riguardo ecco l’editoriale di Arrigo Levi pubblicato oggi su La Stampa:

Assedio alla Chiesa?
Premetto che non credo neanche per un istante alle accuse di molestie rivolte a Don Gelmini, che ho conosciuto e stimato per la sua opera di recupero dei drogati.Ma ritengo giusto riflettere, e invitare in amicizia Don Pierino a riflettere ancora, sulle cose che ha detto, e poi ritrattato e corretto, a proposito della «lobby ebraico-radical chic» che, a suo dire, vorrebbe danneggiare o addirittura «svenare» la Chiesa di Roma. In qualche modo, sia la sua smentita, che alcune delle cose dette da suoi ammiratori per scusarlo, sono il classico «peggio il tacòn del buso».
Purtroppo non serve spiegare la frase malaugurata con le parole: «Se l’ho detto mi è sfuggito. Intendevo dire loggia massonica-radical chic». Caro Don Gelmini, come ci insegnavano a scuola, «voce dal sen fuggita più richiamar non vale». Non basta proprio dire: «Chiedo scusa agli ebrei, ho molta stima e considerazione per loro».
Grazie, ma non ne abbiamo bisogno. Non vedo perché Lei non dovrebbe stimarci, né più né meno dei non ebrei. E poi agli ebrei, non so perché, le dichiarazioni di particolare stima danno un certo brivido. Comunque, quel che è detto è detto. E mi pare che in un caso come questo – accetti il consiglio di un Suo estimatore – si imponga un bell’esame di coscienza, magari un ritiro dedicato a una riflessione profonda su una idea tanto antica e diffusa quanto ignobile, che evidentemente, povero Don Gelmini, Lei aveva dentro di sé, nel più profondo della coscienza.
Temo che anche la Sua idea della massoneria sia un’idea sciagurata, come lo è il giustificarsi dicendo: «Pensate a quello che è accaduto in America, alla strumentalizzazione sui preti pedofili americani. La Chiesa ha sbagliato a pagare, a indennizzare… Mi sembra ci sia in atto una strategia mondiale di questa lobby che partendo dalla Chiesa americana tende a indebolire la Chiesa tutta. Guardate che non ci sono solo i preti pedofili! I pedofili sono ovunque, anche tra i pastori protestanti». Scusi: ma che c’entrano i pastori protestanti? Ognuno si faccia gli affari suoi!
Mi ha fatto poi sorridere l’osservazione, che voleva essere rassicurante, di Carlo Giovanardi (concittadino e amico), che ci assicura che né lui, né Berlusconi, che pure hanno studiato per anni dai Salesiani, «sono mai stati molestati». Lo spero bene! Non vedo perché si dovrebbe pensare il contrario. Quanto a definire la frase di Don Gelmini, come ha detto l’onorevole Ronchi, «una gaffe», significa non capire affatto la gravità di ciò che è stato detto: quella frase non era una gaffe, ma un reato bello e buono, definito dalla legge «istigazione all’odio razziale».
Ma perdonare è una virtù, e perdonare fa bene a chi perdona come a chi viene perdonato. Rimanendo dunque in piena e fiduciosa attesa che i giudici riconoscano Don Pierino del tutto innocente dall’accusa rivoltagli di pedofilia, trovo però preoccupante l’idea dello stesso Don Pierino che sia in atto un’attività persecutoria della Chiesa. Come dice sempre l’onorevole Ronchi: «Relativismo culturale e clima anticlericale sono assodati». Ma il «relativismo culturale», in buon italiano, altro non è che la libertà di pensiero, che la nostra Costituzione (art. 21), grazie al cielo, riconosce a tutti.
Quanto al «clima anticlericale», e alla presunta persecuzione della Chiesa, faccio mio il commento di Monsignor Giovanni Nicolini, vicario episcopale di Bologna, che cito: «La Chiesa non è un fortino assediato. Se capitasse a me una cosa del genere, non aprirei più bocca, e soprattutto non griderei al complotto contro la Chiesa. A Don Gelmini, consiglio il silenzio di Cristo davanti ai suoi accusatori. Se si smette di urlare, poi si scopre che non esiste nessun accanimento anticlericale nella nostra società, anzi noi cattolici siamo molto stimati. La vera lacerazione non è tra la Chiesa e il mondo, ma dentro la Chiesa. Allargare alla Chiesa le vicende personali è la vera minaccia antiecclesiale».
Parole sante, che ci piacerebbe sentir ripetere dai più alti livelli della gerarchia. L’idea, un po’ grottesca, che i cattolici siano perseguitati (lasciatelo dire a un ebreo, che di persecuzioni ha una certa esperienza), non nasce, purtroppo, da Don Pierino. A cui rivolgo tutti i miei auguri di continuare, in serenità, l’opera buona a cui ha dedicato, meglio che poteva, la sua vita.

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