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Pellaro

agosto 21, 2007

Dome e Lù in aeroporto 

Mia bella Pellaro…
T’ho Conosciuta quando ero innocente
E di ricchezze ce ne avevi tante…
Del bergamotto tu eri imponente
Orgoglio calabrese ad ogni istante…
Il mondo intero ti ha sempre invidiato
Per il buon vino tuo tanto pregiato…

Questi sono i versi scritti dal poeta italo-americano Domenico Roccabruna dedicati a Pellaro.

Domenica sono tornato a Lucca dopo 7 giorni di vacanza a Pellaro con la Lù. 7 giorni di festa passati con i miei genitori (che hanno festeggiato 35 anni di matrimonio), mio zio Diego e zia Angela, nonna Maria (91 anni!) ed il resto dei parenti. Grandi magnate, sole e mare.

Anche questo anno si è ripetuto. Quando si parte da Pellaro per tornare a casa, al nord, c’è sempre un nodo alla gola che ti assale. Una malinconia che non si frena. E’ il luogo delle origini. Chi mi ha preceduto è vissuto a Pellaro. I miei genitori sono cresciuti in questo piccolo paese sul mare dello Stretto. Ancora oggi, quando si torna, possiamo godere della stessa casa dei miei nonni, delle loro terre coltivate con il sudore ed oggi mantenute fertili dalle braccia di zio Diego.

Nonostante sia vissuto e cresciuto a Torino, abbia viaggiato per l’italia e l’Europa per lavoro, ed oggi passi molto tempo anche a Lucca… bastano 7 giorni d’agosto per assaporare e gustare le origini.

Non è più il paese florido di un tempo. Ricordo le estati che travolgevano Pellaro da turisti provenienti dal nord Italia e dall’Europa. La via marina, il chiosco Polo Nord, il torneo di calcetto estivo che mobilitava l’intera popolazione, la Festa degli Anziani, i Peddaroti… i bagni in mare di notte, lo struscio continuo serale tra la folla, le colonne di macchine su e giù per tutto il lungo mare… i tanti amici di Pellaro e i tanti amici che alla fine dell’estate tornavano nelle proprie città. Che estati! Che ricordi!

Ed oggi non rimane che il Polo Nord con i suoi soliti panini e le solite granite servite ai pochi ragazzi di Pellaro. Turisti neanche l’ombra. La via marina è una strada triste, abbandonata, sola con i ruderi delle baracche dei pescatori, la spiaggia sporca dalle fogne e le panchine su cui ci sedavamo a decine, con i marmi divelti. Oggi è così Pellaro. Solo il mare è quello di un tempo. Limpido, fresco, in continuo movimento.

Eppure non vedo l’ora di tornare al mio paese sul mare dello Stretto.

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