Archive for settembre 2007

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S.O.S. Birmania

settembre 29, 2007

“Please,use your liberty to promote ours”
San Suu Kyi; www.dassk.com

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settembre 28, 2007

Rosy Bindi e Dome 

Ieri sera l’ennesima tappa della campagna elettorale di Rosy. Questa volta a Lucca… ed anche questa volta c’ero, come dimostra la foto. Dopo una veloce cena a Gli Orti di Via Elisa, Rosy ha incontrato i cittadini di Lucca all’Agorà di Piazza dei Servi. Due ore di intenso confronto.

Ed ecco le liste con i candidati di Torino e Lucca della lista “Con Rosy Bindi democratici, davvero” per l’Assemblea costituente del Partito Democratico.

COLLEGI DI TORINO (Circoscrizione Piemonte1)
Collegio ‘Torino-Centro’:
MAURO MARIA MARINO, SIMONA SEGRE, ANDREA MOREZZI, ANNA MARIA DE MARCHI, EMANUELE CIANCIO;
Collegio ‘Torino-Cenisia S. Paolo S. Rita’: MICHELE PAOLINO, COSTANTINA BILOTTO DETTA DINA, GIANCARLO D’ERRICO, ELOISE PERRONE, ANDREA MONTANARI;
Collegio ‘Torino-Vallette Lucento’: UGO PERONE, DONATELLA ASTROLOGO DETTA DUNIA, ALDO NOVELLI, FILOMENA POTENZA DETTA MILENA, LUIGI MININNO;
Collegio ‘Torino-Mad. di Camp. B. Vitt. P. Palazzo’: CRISTINA ROMAGNOLLI, EFISIO BOVA, MARIA MADDALENA BRUGOLA, MARCO FILIUS, STELLA BONITO
Collegio ‘Torino-B.ra di Milano Regio Parco’: MARIA PIA VALETTO BITELLI, GIOVANNI MO, IKONOMI DAFINA, FILIPPO SEMINARA, PAOLA PITTARELLO;
Collegio ‘Torino-Collina Mille Fonti Vanchiglia’: GIULIO CESARE RATTAZZI, MARIA CONSOLATA BERTOLA, PAOLA PICCO, DONATELLA DEMO, UMBERTO TRESSO;
Collegio ‘Torino-Lingotto Mirafiori Sud’: DOMENICA GENISIO, DARIO REI, MONICA CONDITO, UBALDO PARBONI, PAOLA GIANI;
Colegio ‘Torino’: MICHELA FAVARO, CARLO TANGO, MONICA FLORIO, GIORGIO SARACCO, GABRIELLA SCHIAVON;
Colegio ‘Ivrea’: ELISABETTA TEIT BALLURIO; PAOLO LUIGI PARATO, GIULIANA BONINO, MAURIZIO GIUSEPPE ROSSI, PAOLA OBERTO TARENA;
Collegio ‘Chivasso’: GIUSEPPE GALLO, GABRIELLA LEONE, MARIO CUFFIA, ROBERTA FAVINA, GIUSEPPE VAIRUS;
Collegio ‘Settimo Torinese’: SILVERIO BENEDETTO, GABRIELLA SALVALAGGIO, CLAUDIO MARTANO, CATERINA GRECO, ENRICO FRAU, CHIARA BIGLIA;
Collegio ‘Moncalieri’: ALESSANDRA SPERANZA, ANTONIO FINOCCHIARO, VALERIA GADALETA, PAOLO CHICCO, CONCETTA SICILIANO;
Collegio ‘Nichelino’: MARIO COSTA, IOLE SABBADINI, GIUSEPPE PETITI, MARIA PULINI, MARCO CONIGLIO, MARIA VITTORIA MELIA;
Collegio ‘Rivoli’: GRAZIANO DELL’ACQUA, MARILENA LOCCI, LUIGI SANTINI, FLAVIA MAURO, CESARE RICCARDO, LOREDANA ROSSIN;
Collegio ‘Collegno’: MASSIMILIANO CAVAZZONI, IVANA CORROPPOLI, FRANCESCO CIANCI, MARIA GRAZIA DE NICOLA IN ROSENGA, ROCCO MARFULLI, LILIANA TESTA;
Collegio ‘Venaria Reale’: GIOVANNA ANNA BRUNERO, GAETANO CARUSO, MARIA CARLA MICONO, GIANFRANCO BALLESIO, TOMMASINA BATTINO;
Collegio ‘Rivarolo Canavese’: DOMENICA ZANOTTO, ANTONIO SPINA, SIMONA RANDACCIO, ANTONIO CONSIGLIO BAROZZINO;
Collegio ‘Giaveno’: PATRICIA GIODA, MARCO MEZZANOTTE, FLAVIA DE BERNARDI, RICCARDO SASIA;
Collegio ‘Pinerolo’: MARIA RITA CAVALLO, IGNAZIO PULEO, MAURA CAPPA, ANTONIO SPAVONE, ROSETTA PARADISO

COLLEGI DI LUCCA (Circoscrizione Toscana)
Collegio ‘Lucca’:
MASSIMO CELLAI, SERENA MAMMINI, ALESSANDRO LAZZARI, PATRIZIA ALBERIGI; 
Collegio ‘Capannori’: DAVID PELLEGRINI, MARIELLA DEL FRATE, MAURIZIO MACCHIA, LUISA GIOVANNONI DICIOTTI;
Collegio ‘Viareggio’: LORENZO MAGRINI, PAOLO GIFUNI, ANDREA CERAGIOLI, MARIA VITTORIA GIANNOTTI.

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S.O.S. Birmania

settembre 27, 2007

“In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!”

“Venerdì 28 settembre indossiamo una maglia rossa. Chiunque legga questo messaggio lo trasmetta a quante più persone sensibili a questo gravissimo problema gli sarà possibile. GRAZIE DI CUORE”.

La sezione italiana di Amnesty International, con l’obiettivo di mobilitare opinione pubblica e governi, ha indetto due sit-in a Roma e a Milano e ha lanciato un appello on line in favore di un gruppo di parlamentari, monaci e artisti arrestati nelle ultime ore a Yangon, a Mandalay e in altri centri del paese.  I sit-in – si legge in una nota dell’organizzazione – si svolgeranno domani a Roma (dalle 17.30 di fronte all’ambasciata del Myanmar, in via della Camilluccia 551) e sabato a Milano (dalle 16.30 in piazza della Scala).

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L’Italia ha bisogono di risposte coraggiose

settembre 27, 2007

 

Vi propongo un articolo di Federico Geremicca pubblicato oggi su La Stampa.

Il pensiero del ministro Amato coglie fino in fondo la necessaria sfida dell’interculturalità. La sfida di una nuova laicità indispensabile al pluralismo religioso, culturale ed etico che caratterizza il nostro paese. Un paese che giorno dopo giorno si arricchisce grazie al contributo offerto dai nuovi cittadini stranieri che insieme a noi stanno costruendo un’Italia nuova. E’ necessario un confronto civile, un dialogo aperto tra credenti e credenti e tra credenti e non credenti nella ricerca di una convivenza e collaborazione per il bene comune, all’interno della legalità, del rispetto reciproco e delle linee tracciate dalla nostra Costituzione. Non vi è solo il tema dell’Islam e del velo (trattato in questo articolo), ma la questione dei lavavetri, delle famiglie rom che stazionano nelle periferie delle nostre città… L’Italia ha bisogno di risposte coraggiose, di trovare risposte nel rispetto dell’uomo. Il coraggio di non aver timore dell’altro. Il coraggio di andare oltre al proprio io. A proposito, conoscete l’Orchestra di Piazza Vittorio?

L’articolo.
Schematizziamo molto e mettiamola così: a torto o a ragione, questo governo passa per essere più severo con gli italiani che con gli immigrati, regolari o clandestini che siano. Per i primi giri di vite, inasprimenti di pene e perfino l’invio a casa di deflagranti verbali di multa, se sorpresi con prostitute; per i secondi, libertà di costruire moschee dove gli pare, musulmane in giro col velo, campi rom ovunque e via elencando. Questa, almeno, è l’accusa che arriva dall’opposizione. Ciò nonostante, di certo in coerenza con valori e posizioni di una vita, qualche giorno fa Giuliano Amato è andato a Firenze e alla platea della Conferenza nazionale sull’immigrazione ha spiegato: «Vietare il velo vuol dire imporre un’ideologia imperialista occidentale agli occhi di chi ci vede diversamente da noi».
Signor ministro, magari non era il caso…
«Era senz’altro il caso, e le spiegherò anche perché. A patto che mi conceda una premessa: che vorrei, però, non suonasse eccessivamente polemica».
Premetta pure.
«Un’opinione pubblica che ha molte ragioni di diffidenza e di difficoltà ha bisogno di una classe dirigente che non esasperi le pulsioni emotive ma che ragioni; che non crei falsi problemi estremizzando la realtà ma si adoperi per trattarla con prudenza e ragionevolezza. Le faccio un esempio: se sappiamo tutti che a Napoli servono sia più poliziotti che più maestri nelle scuole, perché dobbiamo dividerci come se uno sostenesse che servono solo i maestri e un altro solo i poliziotti? Oppure: se siamo tutti d’accordo nel vietare che si possa andare in giro col volto coperto, dunque per esempio col burqa, perché poi riaprire la discussione su una legge che vieti in modo indiscriminato anche di portare il semplice velo? Aggiungo: non riflettendo sulle conseguenze».
Quali conseguenze?
«Per esempio impedire alle suore che frequentano le università di continuare a farlo, a meno che non vi vadano a capo scoperto».
Beh, ci sarà un modo…
«Se si vieta il velo in maniera generalizzata, non credo vi sia un modo. Le suore cos’hanno in testa?».
Il velo, certo. Ma prevedendo delle eccezioni il problema forse si supera, no?
«Allora dovremmo vietare il velo solo alle donne islamiche? Se fai una legge che proibisce di portare il velo nei luoghi pubblici, la prima questione che sorge è: perché una suora può portarlo e una donna islamica no? Osservo: se una islamica fa l’infermiera in un ospedale deve farlo a capo scoperto, e una suora che fa? O smette di fare l’infermiera o lo fa a capo coperto? E perché lei sì e la donna islamica no? C’è una sola risposta: perché la suora lo fa in nome del tuo Dio, mentre l’islamica in nome del suo. E qualcuno ha il coraggio di sostenere che una legge così andrebbe fatta in nome dell’uguaglianza!».
Beh, in Francia esiste una legge che vieta il velo, no?
«Certo, ma è vietato anche il crocifisso. Guardi, è meglio smetterla con discussioni così, perché stiamo solo corrodendo alcuni tessuti di possibile intesa e consenso. Siamo d’accordo a vietare qualunque cosa copra interamente il volto, e dunque il burqa, perché offende la dignità delle donne islamiche. Ma vietare il velo non c’entra niente».
E se le obiettano che non c’è reciprocità di comportamenti, cioè che nei Paesi islamici non ci sono tutele e rispetto per chi professa la religione cattolica?
«Rispondo che il problema esiste e riguarda soprattutto i luoghi di culto, però. L’articolo 19 della nostra Costituzione, infatti, afferma che “tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa…” eccetera eccetera. Il punto possono dunque essere i luoghi di culto: ma anche qui bisogna discuterne evitando demagogie tipo “non costruiscono le case per gli italiani e invece fanno le moschee ai musulmani”…».
Perché non è così?
«Non è così. La moschea se la costruiscono da soli, è un diritto per la realizzazione del quale non attendono i soldi dello Stato. I problemi veri sono altri: e cioè che noi dobbiamo esser certi che la moschea sia finanziata con risorse trasparenti che non fanno capo a centrali del terrorismo e che chi va a predicare la loro religione sia un ministro di culto riconosciuto come tale e non un predicatore di violenza. Insomma, su questa questione – e al netto del fattore-terrorismo – non dovrebbero esistere altri problemi, anche senza reciprocità. Vede, non possiamo sostenere la superiorità della democrazia liberale e poi condizionare i diritti e le libertà che essa riconosce alla reciprocità in tutti i paesi del mondo. Il valore della democrazia liberale è anche nel suo essere esemplare».
Ammetterà che con i tempi che corrono questi principi sono difficili da affermare.
«Ed è infatti questo il problema vero. La questione di fondo è il rapporto con l’Islam e i due diversi problemi che esso ci pone».
Descriva il primo.
«Spesso gli islamici arrivano da paesi molto arretrati e sono portatori, dunque, di valori assai più arretrati dei nostri, che attribuiscono alla loro religione: si pensi, ne parlavamo prima, al ruolo e alla condizione della donna. C’è dunque un conflitto di valori tra società modernizzate e società che ancora non lo sono che spesso assume i caratteri di conflitto tra culture religiose».
E il secondo?
«Nel mondo islamico c’è oggi una fenomenologia degenerata di fondamentalismo bellicoso e distruttivo, e abbiamo ragione di temere che metta radici anche nei nostri Paesi. E’ per la somma di queste due ragioni che l’Islam si presenta come un problema. Per intenderci: se non esistesse Bin Laden e se il fondamentalismo fosse esclusivamente religioso, avremmo soltanto il primo dei due problemi. Invece esistono entrambi, e nell’immaginario collettivo spesso si accavallano, determinando anche qualche confusione».
Per esempio?
«Per esempio quanti italiani sanno che ijhad vuol dire “sforzo per un risultato meritevole” e non semplicemente guerra? La storia dei Paesi musulmani è piena di jihad che sono state fatte per rendere virtuosa la società, per rimuovere ingiustizie. Poi la jihad è diventata anche guerra: ma non è per definizione quella di Bin Laden e dei suoi accoliti. E’ un po’ come le Crociate…».
Che c’entrano le Crociate, scusi?
«A noi è noto che Chiesa e Crociate non sono la stessa cosa: e che una crociata contro il male non significa necessariamente far partire degli uomini armati… Comunque, detto questo, è evidente che bisogna combattere il terrorismo con ogni mezzo a disposizione. Ma ci sono diversi modi per condurre la battaglia: uno è senz’altro prevenire la radicalizzazione dei giovani musulmani. Non possiamo farlo, certo, con i giovani che vivono in Egitto: ma con quelli che sono in Italia, in Inghilterra e nel resto d’Europa sì. Questo significa promuoverne l’integrazione, rendendoli partecipi della la nostra stessa identità: perché la radicalizzazione nasce sempre da un’identità negata».
Difficile che su questo possa trovare solidarietà e consenso da parte del centrodestra, no?
 «Esistono differenze nell’approccio, questo è evidente. E da quella parte c’è spesso la propensione a pigiare solo il pedale delle maniere forti. Ma non tutto il centrodestra ragiona così: io e Pisanu, in fondo, magari con accenti diversi, in questi anni abbiamo detto e tentato di fare le stesse cose».

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scelgorosy.it (5)

settembre 25, 2007

 

La fase burocratica delle raccolte firme per la presentazione delle liste è conclusa. Non è stato semplice, ma le liste “Con Rosy Bindi, democratici davvero” è presente in tutte le regioni e in tutti i 475 collegi… grazie all’impegno dei tanti sostenitori, cittadini comuni, fino a ieri lontani dalle sezioni di partito. E proprio questo impegno della “società civile”, silenziosa, libera, sprigiona forza ed energia difronte all’imbarazzante e sconsolante spartizione di poltrone e poltroncine dirette dalle segreterie (ex-segreterie) di Ds e Dl.

Finalmente, ora, comincia la fase del confronto, delle idee, delle proposte.

E continua il mio piccolo contributo in sostegno di Rosy, cercando di dare una mano per promuovere le iniziative a Lucca e a Torino… e per la prima volta nella mia vita ho messo piede in una sede di partito (la Margherita di Torino) per partecipare al Comitato cittadino a sostegno di Rosy… ed ho incontrato alcuni amici dell’Azione Cattolica e di altre associazioni (bene!)

In casa Ds si cerca di correre ai ripari per alcuni errori nel presentare le liste (a sostegno di Susta) in alcuni collegi. Ora toccherà all’ufficio competente, l’Utar, verificare e decidere se riammettere o no le liste al momento escluse.

Naturalmente c’è chi chiede che il regolamento sia seguito correttamente e chi chiede di chiudere un occhio a favore della partecipazione (Susta). Io credo che il regolamento vada seguito in modo impeccabile come è stato fatto in precedenza, come è stato fatto in occasione delle candidature nazionali. Numero di firme inferiore, ritardo nel presentarle, incopatibilità con il Pd hanno di fatto escluso alcuni candidati… così deve avvenire a livello locale. Il metro di misura deve essere uno… anche se di mezzo ci va il candidato regionale in pectore di Fassino e Rutelli.

A Torino e in regione continua l’assenza delle associazioni (LeG, Apd, DXXI, ecc.). Nelle scorse settimane non hanno avuto il coraggio di presentare un loro candidato in regione e non si sono schierate per nessuno dei candidati nazionali (contrariamente a come fatto in altre regioni). Hanno atteso, nella speranza di essere coinvolti dai partiti… con il risultato di non essere presenti all’interno delle liste. Questa volta non si può incolpare la casta. Era compito delle associazioni uscire allo scoperto, dare un contributo nuovo. Si è persa un’occasione.

Intanto nei prossimi giorni si definirà quando Rosy sarà nuovamente a Torino.

Per info: piemonteperbindi@libero.it

Per quanto riguarda Lucca i Comitati Bindi del Collegio 23 (Lucca, Massarosa e Pescaglia) e del Collegio 25 (Capannori, Altopascio, Porcari, Media Valle, Garfagnana) hanno organizzato un’iniziativa alla quale parteciperà Rosy Bindi:

Giovedì 27 settembre 2007, ore 21,15 presso la “Pia Casa”, in via Santa Chiara a Lucca

Per info: luccasceglierosy@libero.it , scelgorosy.capannori@email.it

Inoltre…

Continuano nel web i sondaggi sulle primarie del 14 ottobre.  Non sono nulla di scientifico, ma possono fare opinione e soprattutto morale!
Quindi tutti  a votare per Rosy:

– Sondaggio ragionato di Repubblica.it
– Sondaggio di La7
– Sondaggio Quotidiano.net
– Sondaggio di Libertà e Giustizia

Infine ecco la data dell’appuntamento nazionale:
Domenica 30 settembre a San Giovanni Val Darno, alle 14,00, incontro nazionale dei candidati della lista “con Rosy Bindi democratici, davvero”

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Democrazia

settembre 20, 2007

 

La vicenda del volo di Stato, utilizzato per andare al GP di Monza di F1, continua a tenere banco. Ecco il pensiero, sempre azzeccato, di Massimo Gramellini:  

“Anche Riccardo Capecchi, giovane funzionario della presidenza del Consiglio, è stato ripreso da un paparazzo mentre si inerpica sulla scaletta dell’aereo più affollato del mondo che portò Rutelli e Mastella al Gran Premio di Monza a spese nostre. Di questo passo si scoprirà che in vacanza premio dentro l’autodromo ci stava tutto il governo, con Prodi travestito da guardrail e Visco in tuta da meccanico (era quello che durante i pit stop chiedeva ai piloti la ricevuta fiscale).

Ma è il comportamento di Capecchi dopo la pubblicazione della foto da parte di Dagospia a lasciare esterrefatti. Non ha gridato al complotto. Non ha invocato superiori ragioni di Stato. Ha semplicemente ammesso di aver approfittato del passaggio. E per evitare che il suo peccatuccio infangasse l’istituzione di cui fa parte, ha rassegnato dimissioni immediate e irrevocabili dall’incarico. Non le ha minacciate per poi ritirarle, come si usa da queste parti, dove di irrevocabile c’è solo la morte e, anzi, si spera di far fessa anche quella. Le ha date, per davvero.

Immaginiamo lo sgomento di Mastella e Rutelli davanti a un gesto così inopinato. Riconoscere con pacatezza la propria caduta di stile? Appellarsi alla coerenza e al senso del dovere? Trarne le conseguenze annunciando le dimissioni e dimettendosi sul serio? Questo Capecchi è impazzito. Oppure è danese. Se poi non fosse né l’uno né l’altro e si presentasse alle elezioni, forse lo voterei.” (La Stampa, 20/09/2007)

“L’espresso”, in edicola domani, documenta le disposizioni date il 13 settembre 2006 dalla Presidenza del Consiglio per l’utilizzo degli arei di Stato. Mi sembra di capire che chi si è preso la libertà  di “offrire” un passaggio per Monza, e coloro che l’hanno accettato (per se e i loro cari), abbiano disatteso la circolare inviata da Prodi.

Ad alcuni, sarebbe bene far rileggere qualche pagina dei libri di storia, per esempio, il Discorso di Pericle agli Ateniesi, del 461 a.C.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Vi invito a leggere due articoli pubblicati su l’Unità di oggi. Il primo è “Sull’orlo del ridicolo” di Roberto Cotroneo ed il secondo “La lepre e il Grillo” di Marco Travaglio.

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Informazione di Stato

settembre 19, 2007

Ho già scritto cosa penso del V-Day.

Prima di tutto condivido il pensiero espresso oggi dall’ex-presidente Ciampi: “la politica si deve fare soprattutto nell’alveo delle istituzioni”.

Sono dell’idea che la politica debba saper ascoltare le domande dei cittadini. Per qualche giorno è stato così. Molti, a destra e a sinistra, si sono sbracciati per dire la propria opinione sulla protesta, sui vuoti della politica da colmare e con quali proposte.

Invece è bastato poco per far sì che si ricominciasse con la solita retorica. Non c’è giorno in cui un politico non screditi l’iniziativa di Beppe Grillo. Iniziativa che è bene ricordarlo… è esclusivamente sintomo del malcontento che c’è oggi in Italia. Ed invece, ci si attacca alle battute di un comico.

Eppure… come non fare una battuta dopo che Prodi, lunedì sera a Porta a Porta, abbia detto “attendo proposte da Grillo”… senza accennare al fatto che lui stesso incontrò Beppe Grillo a Palazzo Chigi l’8 giugno 2006 (video) visionando il documento “le primarie dei cittadini“?

Qualunquista, moralista a pagamento, codardo. Sono gli attacchi di oggi al comico da parte di Fassino su La Stampa, di Clemente Mastella tramite il suo blog.

Persino Famiglia Cristiana prende la parola: «Grillo? Un comico sopravvalutato e per giunta volgare», anche se nelle sue parole e nelle sue azioni «risuonano delle stesse invettive di un anno, il 1977».

A questi si aggiunge, all’ora di pranzo, il direttore del Tg2 Mauro Mazza che, leggendo l’editoriale, ha dichiarato di temere i grilletti (ma i fans di Grillo si definiscono grillini)… e condivido il no comment di Beppe Grillo.

Non credo che questo sia il modo di dare risposte alle attese dei cittadini di questo paese. Un paese che è sempre più lontano dalla classe dirigente che lo dovrebbe governare. La politica deve dare risposte concrete, forti e persuasive.

Il libro “La Casta” ha venduto 1.000.000 di copie. Beppe Grillo in un pomeriggio ha raccolto più di 300.000 firme per una proposta di legge popolare contro una buona parte di coloro che oggi siedono in Parlamento. L’errore che fanno i media, i politici, coloro che tentano di trattare il fenomeno Grillo… è il credere che ciò sia una questione nata con il V-day o poco prima, che sia una questione da trattare con superficialità, con superiorità, senza rendersi conto che il blog di Beppe Grillo è dal 2005 che esiste, che è 10° nella classifica mondiale, ripreso dalle più grandi testate giornalistiche del pianeta… per i suoi conteuti, per le sue battaglie, la sua informazione. La rivista Time, nel 2005, ha inserito Grillo nella lista “Gli eroi europei del 2005“, incontra premi nobel, viene invitato a parlare al Parlamento Europeo…

Possibile infischiarsene? La classe politica abbia il coraggio di interrogarsi… o forse è troppo tardi e, come scrive oggi Giovanni Sartori sul Corriere, la terra trema sotto la casta?

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