Archive for ottobre 2007

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Chicco di senape

ottobre 31, 2007

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Dopo la lettera aperta diffusa a marzo 2007, molti fatti sono successi.

L’iniziativa ha avuto una risonanza per certi versi inaspettata. Più di 300 firmatari, due incontri con l’Arcivescovo Severino Poletto, e due incontri (a giugno e a ottobre) con i firmatari per individuare un possibile itinerario futuro che dia nuovo coraggio al laicato e nuovi spazi di riflessione e ricerca.

Il lavoro prosegue ed inizia, potremmo dire, una fase 2. Sara’ compito di ognuno di noi e di tutti insieme creare le occasioni per far si’ che le riflessioni, i confronti, le elaborazioni non rimangano nelle nostre caselle di posta elettronica e negli sporadici incontri, ma divengano cammino vivo e fecondo.

Anche per questo è stato scelto il nome di “chicco di senape“. 

La partecipazione all’incontro del 2 ottobre e le numerose richieste di aggiornamento arrivate tramite posta elettronica fanno sperare che la passione ecclesiale che ci ha portati a riunirci non sia stato un “amore passeggero” ma che abbia invece le potenzialita’ per radicarsi e approfondirsi.

E’ possibile scaricare, in formato pdf, il percorso che proponiamo , con le modalita’ operative e tre tracce di discussione comuni per i gruppi.

Alcune persone del comitato si sono date disponibili per chiarire dubbi e aiutare alla formazione di un gruppo. Non esitate… qui i contatti.

Il nuovo indirizzo e-mail “chiccodisenape@gmail.com” servira’ invece per:

  • segnalare gli indirizzi di altre persone che volete essere raggiunte dalle nostre informazioni;
  • comunicare gli indirizzi dei referenti dei singoli gruppi sul territorio.

Periodicamente sara’ inviata una mail con la quale si avviserà sui gruppi attivi e sulle iniziative in corso. Tuttavia non mancate di visitare spesso il nuovo blog www.chiccodisenape.wordpress.com e di lasciare anche commenti e opinioni… oltre che diffonderlo tra i nostri conoscenti.

Ora tocca ad ognuno di noi, con passione e speranza!

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TeP… tutto eccetto Prodi.

ottobre 30, 2007

 

Riporto la bella lettera scritta da Barbara Spinelli (editorialista de La Stampa) al suo direttore Giulio Anselmi ed oggi pubblicata. Come non condividere?

Caro direttore,
ti scrivo perché la linea editoriale che esprimi non mi trova del tutto consenziente. Non è questione di convinzioni diverse, né di diversa collocazione politica.

Che in un giornale libero si esprimano opinioni anche contrastanti mi pare non solo normale, ma arricchente. Quel che sento davanti al tuo articolo, e a tanti che somigliano al tuo nei giornali indipendenti, non è dissenso, ma un disagio molto profondo. Ho l’impressione di assistere a una sorta di disfacimento della democrazia rappresentativa, e di perdita di senso del voto espresso alle urne dagli elettori. Dalla primavera dell’anno scorso l’Italia ha un governo, scelto dagli italiani per la durata di cinque anni, che è stato messo in questione quasi fin dal primo giorno: non dagli elettori tuttavia, ma da un capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi, che il giudizio delle urne non l’ha mai accettato e che ogni sera da diciotto mesi annuncia a televisioni e giornali la fine di Prodi: prima negando i risultati, poi denunciando brogli, poi intimidendo i senatori a vita, poi appellandosi al cattivo umore della gente, in dispregio costante dei dettami costituzionali. Una strategia di delegittimazione del tutto anomala, ma che molto rapidamente è stata banalizzata e fatta propria da tutti coloro che fanno opinione, essenzialmente giornali e televisioni pubbliche oltre che private.

Adesso questo governo ha circa un anno e mezzo ed è giudicato spacciato, finito, senza che io come elettore abbia in alcun modo concorso a questo sviluppo. In un certo senso mi sento defraudata del mio voto: organismi intermedi si sono insediati tra l’elettore e la rappresentanza da esso scelta, e sono questi organismi che hanno deciso e decidono tutto: i giornali appunto e questa o quella corporazione sindacale, questa o quella lobby, questo o quel personaggio della maggioranza, ansioso di cambiar casacca per ottenere posti che non ha avuto nel presente governo. Sono questi organi intermedi che stanno decretando che questo governo è caduto (che è «una carcassa che si trascina», scrivi con linguaggio che, ti confesso, mi ha scosso per la violenza che contiene). Sono questi organi che per la seconda volta nella storia recente – e in modo ancor più inquietante che nel 1998 – accettano che il crimine contro il ministero Prodi venga compiuto. E lo decretano prima che il tempo costituzionalmente assegnato al governo sia concluso. Prima che gli italiani siano chiamati a votare, allo scadere normale della legislatura. Non sono defraudata solo del voto. Mi vien tolta anche la sacralità del tempo conferito col mandato, così preziosa nelle democrazie: la certezza che il tempo che ho dato al governo eleggendolo non sarà interrotto da forze interessate e sondaggi senza rapporto con le urne.

Tu scrivi che il centro-sinistra deve andare a casa perché mai c’è stato in Italia governo impopolare come questo. Anche qui provo vero disagio, non fosse altro perché non manca giorno in cui i riformisti chiedono ai governanti di «rischiare l’impopolarità». I governi non vanno a casa perché a un certo punto (dopo una settimana o un mese o un anno) si constata che non si vendono troppo bene: nella democrazia rappresentativa un governo non è un sapone, né un’automobile, e neppure un giornale che conquista o non conquista lettori. È qualcosa di radicalmente diverso, costruitosi lungo i secoli, reso sempre più complesso da una storia lunga. Il disagio cresce se penso ai Paesi europei che mi è capitato di conoscere negli ultimi decenni: tutti hanno prima o poi traversato periodi anche assai lunghi di impopolarità (è stato così per i governi Schmidt, Kohl, Schröder; per i primi ministri e Presidenti francesi; per i premier inglesi a cominciare dal governo Thatcher) e mai ho visto all’opera il tumulto che esiste da noi: il gusto apocalittico che si espande, l’inestinguibile sete di andare alle urne prima del tempo, trascinati da sondaggi e da opinioni che prevalgono nei salotti. Mai ho visto un così vasto schieramento di forze distruttive, che quasi hanno timore di costruire e pazientare. Forze che prese una per una sembrano aver dimenticato il proprio mestiere, oltrepassandolo sempre. Che confondono, in maniera inaudita, il criticare anche severo con l’esigere, perentorio, che il governo cada al più presto. Neppure George W. Bush, eletto grazie a una decisione indecorosa della Corte Suprema che ha escluso il vero vincitore delle presidenziali, nel 2000, ha avuto davanti a sé una sì intensa volontà demolitrice. Mai ho visto tanta gente uniformemente invocare la fine d’una legislatura, e volontariamente servire il disegno di chi parla di democrazia ma non ne rispetta la regolamentazione. Tra la strategia di riconquista apprestata da Berlusconi fin dal 10 aprile 2006 e quel che mi dicono oggi giornali e tv non riesco, per quanto ci provi, a scorgere più differenza alcuna.

Il fatto è che queste forze distruttive si comportano come se non sapessero la storia che stanno facendo, e cosa precisamente vanno disfacendo. Hanno anzi l’impressione di essere indipendenti, libere come non lo sono state in passato.

Non mi paiono libere. Tranne alcune eccezioni, ancor più luminose perché rare e solitarie, quasi tutti son sedotti da questo desiderio di dissoluzione, che allarga i cuori e trasforma ogni commentatore critico in governatore dell’universo, oltre che dell’Italia. Commentatori che constatano un disastro che essi stessi, giorno dopo giorno, hanno contribuito a creare. Non è l’idea che mi faccio né della democrazia, né della vocazione di testimone e pensatore affidata alla figura del giornalista.
Un caro saluto.
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Napoli-Juve: uno scandalo!

ottobre 29, 2007

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Semplicemente uno scandalo.

Due rigori inesistenti nel giro di pochi minuti hanno falsato una partita. L’espulsione di due giornate a Zalayeta, decisa oggi con la prova Tv, non farà recuperare i punti persi in classifica alla Juve.

Inoltre, con gli astrusi regolamenti della giustizia sportiva, si sentenzia che Zalayeta ha simulato e quindi deve essere punito… ma il cartellino giallo a Buffon, preso a causa della simulazione del giocatore del Napoli, non sarà tolto.

Anche il web si mobilita. Il sito www.j1897.com, cui sono iscritti circa 21.000 tifosi bianconeri  scomunica le gesta di Bergonzi e promuove una petizione (2.000 firme in otto ore) per chiedere la radiazione di Bergonzi. «Con la raccolta firme – viene spiegato – il sito j1897.com e i suoi iscritti, evidenziano il loro sdegno riguardo l’arbitraggio del signor Bergonzi. Tutta la nostra community chiede al designatore Collina un intervento immediato, chiarificatore di una situazione che oramai ha delineato la sua pessima struttura».

Con l’allontanamento della triade, e l’arrivo di Collina (senza dimenticare il ritorno di Matarrese!), c’è chi credeva di mettere tutto a posto.

Pare ci sia ancora molto da fare.

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Un maestro, un testimone.

ottobre 26, 2007

A pochi mesi dalla scomparsa di Giuseppe Alberigo, la cultura cattolico-democratica italiana perde un altro suo grande padre. Ieri sera, all’età di 81 anni, è morto Pietro Scoppola. Un testimone del cattolicesimo democratico che ha praticato il grande valore della laicità e ha saputo servire la Chiesa del Concilio nella vita della nostra società.

Alcune frasi della prefazione all’ultimo suo libro, La coscienza e il potere (Laterza), uscito appena un mese fa, sembrano assumere, ora, il tono di un testamento spirituale, lucido e severo nell’analisi, ma non rassegnato: «Al di là degli aspetti politici dell’incompiuta transizione, vi è un dato psicologico che assume di giorno in giorno un peso crescente: il disincanto morale, la sfiducia nella legalità e nello Stato, lo scetticismo verso una classe politica in continua espansione numerica ma in molti casi in regressione qualitativa». Ma il testo di Scoppola si chiude, in maniera significativamente esemplare, con il rifiuto della diserzione e della rinuncia, nel segno della speranza: «I giochi, se così si vuol chiamarli – avverte – non sono tutti fatti. La partita non è chiusa».

Ecco il ricordo dell’Azione Cattolica Italiana:

Un maestro, un amico.
La scomparsa di Pietro Scoppola priva la cultura, la Chiesa e la politica italiana di una voce autorevole, profonda, aperta. Un punto di riferimento per tanti cattolici italiani e un interlocutore credibile per larga parte della cultura laica. Ci lascia i suoi libri, le sue lezioni, le sue conferenze. Ma ancor di più, ci lascia la lezione di un impegno culturale, ecclesiale e civile, rigoroso e al tempo stesso appassionato. Una lezione che ha formato tanti italiani, credenti e non credenti. Naturalmente è impossibile riassumere in poche parole l’importanza dei suoi studi. In piena sintonia con lo spirito e con la rinnovata ecclesiologia del Concilio Vaticano II, è stato tra gli storici italiani uno dei primi a guardare alla storia della Chiesa otto e novecentesca in una nuova luce, interrogandosi sul significato dei fermenti teologici, culturali e politici che, anche in maniera traumatica, ne hanno segnato il percorso.

Lucido interprete del pensiero e dell’azione politica di Aldo Moro, è stato uno dei più acuti studiosi della fase della solidarietà nazionale, e, ancor prima, della «proposta politica di De Gasperi», offrendo una lettura magistrale e ormai imprescindibile dei passaggi che segnarono la nascita della Repubblica italiana. E ancora, conoscitore profondo del sistema politico italiano, è stato tra i primi in grado di tracciare un quadro interpretativo complessivo della cosiddetta prima Repubblica (o, per dirlo con il titolo di una sua opera fondamentale, della «Repubblica dei Partiti»), di cui ha saputo mettere in luce tanto la forza delle ragioni fondative quanto i limiti e le contraddizioni dello sviluppo. Per molti italiani, peraltro, la lezione di Pietro Scoppola è passata soprattutto attraverso la lettura di libri più piccoli, le cui pagine hanno però finito col rappresentare quasi un terreno comune di formazione: da «La nuova cristianità perduta», in cui analizzava la forza e le debolezze del cristianesimo novecentesco, a quelli più recenti, dedicati al «25 aprile» e al significato della Resistenza, al valore della «Costituzione contesa», e, da ultimo, alla ricchezza e fragilità del patrimonio culturale, civile e spirituale del cattolicesimo politico italiano.

Studioso rigoroso, Scoppola è stato anche protagonista in prima persona di alcuni passaggi fondamentali della vita della Chiesa e del Paese negli ultimi quarant’anni: personalità di spicco tra i cosiddetti «cattolici per il no» in occasione del referendum sul divorzio, è stato poi tra i fondatori della Lega democratica, quindi Senatore “esterno” per la DC, impegnato, con l’amico Ruffilli, nella Commissione Bozzi per le riforme istituzionali. Grande sostenitore dell’adozione del maggioritario all’inizio degli anni Novanta, nell’ultimo periodo della sua vita è stato uno dei padri nobili dell’Ulivo. Tante battaglie combattute con passione e integrità, ma anche con la capacità di guardare ad esse, a distanza di anni, in prospettiva di riflessione critica. Pietro Scoppola è stato insomma un vero intellettuale, un intellettuale nel senso più pieno e migliore del termine. Ma anche un maestro, che ha guidato generazioni di storici italiani. Un maestro capace di accompagnare con generosità il cammino di chi ha avuto il privilegio di trovare nella sua lezione umana e intellettuale un riferimento sicuro. (Pubblicato Venerdì 26 Ottobre 2007, www.azionecattolica.it)

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Mrs Rosybind

ottobre 23, 2007

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La sera del 14 ottobre tante persone erano impegnate nei seggi delle primarie per l’elezione del segretario del partito Democratico. La grande affluenza ha comportanto un grande lavoro per tutta la notte e nei giorni seguenti.

Il rischio è che in tanti si siano persi un momento di televisione davvero divertente. Infatti, mentre chiudevano i seggi, e cominciavano i conteggi, andava in onda su La7, la prima puntata di Crozza Italia Live.

Durante la puntata si è raggiunto il massimo dell’ironia… surreale, gogliardica. Crozza e Cristicchi si sono cimentati nei panni di Simon & Garfunkel dedicando a Rosy Bindi la parodia di Mrs Robinson. La famosa colonna sonora del film “Il laureato” è stata trasformata in “Mrs. Rosybind”. Il risultato, tutto da ascoltare, è una tenera dedica musicale al ministro per la Famiglia, unica candidata donna alla leadership del Partito Democratico.

Per giorni sul sito di La7 molti telespettatori hanno chiesto di poter rivedere il video. Oggi, finalmente, è visibile grazie a YouTube.

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Lettera aperta al Capo dello Stato

ottobre 21, 2007

 

I ragazzi di Locri in questi due anni di attività sono stati elogiati dal mondo politico. In occasione delle commemorazioni è facile fare dichiarazioni o farsi fotografare vicino a dei ragazzi pieni di speranza. Oggi, i politici pronti a sostenere le battaglie dei ragazzi di “Ammazzateci tutti“, sono in pochi. Troppo pochi. 

In queste settimane maggioranza e opposizione continuano a contrapporsi su tutto: la finanziaria, la compravendita di parlamentari da uno schieramento all’altro, la durata del governo, la legge elettorale. E poi si scopre, finalmente, che destra e sinistra hanno la stessa opinione su un tema… De Magistris.

Gli eventi di queste ore sono preoccupanti. Da domani pomeriggio vi sarà un presidio difronte al Tribunale di Catanzaro organizzato dai ragazzi di Ammazzateci tutti. Tende da campeggio e sacchi a pelo. Giovedì prossimo Annozero, la trasmissione di Santoro in onda su Rai2 alle 21.00, tornerà ad ocuparsi del caso De Magistris. Sandro Ruotolo è già a Catanzaro.

Insomma, nuovamente mi chiedo se la politica e le istituzioni siano capaci, oggi, di dare risposte alla testa e ai cuori di questi ragazzi. E’ necessario che chi di dovere,  dica con chiarezza se si sta consumando il più grave attacco all´autonomia della magistratura o se De Magistris è un giovane pm sprovveduto che non ne “azzecca” una.

Riporto anche io la lettera aperta che don Ciotti, padre Zanotelli ed altri hanno inviato al Presidente della Repubblica. Chi la condivide può farlo sottoscrivendo la lettera aperta, inviando una e-mail con i propri dati anagrafici all’indirizzo perdemagistris@perlacalabria.it
I nominativi dei sottoscrittori saranno pubblicati su internet e sugli organi di stampa.

Lettera aperta al Capo dello Stato
di Luigi Ciotti, Alex Zanotelli, Ferdinando Imposimato, Emilio Lupo, Renato Monaco, Marco Rossi Doria
venerdì 12 ottobre 2007

I sottoscritti cittadini della Repubblica Italiana, sentono il dovere di rappresentare profonda preoccupazione per la tenuta dei valori costituzionali di indipendenza e autonomia della Magistratura che recenti iniziative – intraprese dall’attuale Ministro della Giustizia – pongono in concreto pericolo.
Da notizie di stampa si è infatti appreso che il Ministro della Giustizia, all’esito di una attività ispettiva svolta presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, ha ritenuto di formulare – sulla base della recentissima legge di riforma dell’ordinamento giudiziario che gli conferisce tale potere – richiesta di trasferimento immediato ad altra sede e ad altre funzioni del sostituto procuratore della repubblica dott. Luigi De Magistris .

Per ciò che è dato sapere, tale sostituto sta svolgendo da alcuni anni delicatissime attività di indagine in tema di reati contro l’amministrazione della giustizia ed in tema di reati contro la pubblica amministrazione, con accertamenti che hanno coinvolto magistrati del distretto di Potenza, pubblici amministratori, imprenditori, faccendieri, soggetti appartenenti a gruppi politici di diverso orientamento.
A fronte di tale ultimo dato – che appare altamente meritorio, specie se correlato alle note e gravi difficoltà operative che si registrano in tutti gli uffici giudiziari del mezzogiorno d’Italia – l’iniziativa ministeriale ‘contrappone’ delle risultanze che, per espresso dettato normativo, dovrebbero concretizzare ‘gravi elementi di fondatezza’ di un illecito disciplinare ed unirsi a motivi di ‘particolare urgenza’ che siano tali da impedire la prosecuzione delle attività in corso da parte del magistrato ‘incolpato’ .

E’ appena il caso di ricordare che la Costituzione Repubblicana del 1948 – nel suo testo ancora vigente – pone a garanzia del legittimo dispiegarsi dell’attività giudiziaria il principio di inamovibilità dei magistrati ( art. 107 Cost.) ed affida al Consiglio Superiore della Magistratura, con le garanzie stabilite dalla legge di ordinamento giudiziario, ogni decisione in proposito.
Troppo semplice sarebbe, infatti, per il potere esecutivo porre nel nulla le attività conoscitive poste in essere anche nei confronti di esponenti politici o di soggetti a questi vicini mediante la ‘rimozione’ o il ‘trasferimento’ dell’investigatore scomodo e indipendente. Di questo i Costituenti avevano timore, memori degli attentati in passato subìti dal principio della separazione dei poteri, primo fondamento della democrazia moderna .

Di questo è lecito preoccuparsi anche adesso, visto che con estrema disinvoltura il Ministro della Giustizia ha chiesto l’applicazione di un istituto giuridico come il trasferimento immediato di un magistrato, istituto da poco introdotto nel sistema non senza vive preoccupazioni per i possibili effetti distorsivi sui principi costituzionali, che potrebbero derivare dalla sua applicazione .
A base di una simile richiesta dovrebbero porsi elementi di fatto di tale gravità da poter ribaltare una garanzia costituzionale fondamentale, posta a presidio dello stesso principio di legalità democratica.
Dalle notizie di stampa diffuse sul punto non emerge alcuna particolare gravità di tali addebiti, né emergono – in verità – i motivi di ‘particolare urgenza’ cui la legge fa espresso riferimento.
Vi è invece particolare urgenza di offrire tutela, dignità, apprezzamento a tutti i soggetti che nelle regioni del mezzogiorno d’Italia combattono – con grande sacrificio e gravi rischi personali – l’illegalità diffusa, la criminalità organizzata, la corruzione.

Per questo esprimiamo piena solidarietà al dott. Luigi De Magistris, e ci diciamo convinti del fatto che il Consiglio Superiore della Magistratura valuterà i fatti con serenità, equilibrio e pieno rispetto dei valori costituzionali.

Primi firmatari:
Luigi Ciotti, Alex Zanotelli, Ferdinando Imposimato, Emilio Lupo, Renato Monaco, Marco Rossi Doria

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iPhone in Italia

ottobre 17, 2007

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Sabato pomeriggio ero in passeggiata a Viareggio con la Lù, Claudio e Brunella. Ad un certo punto mi sono soffermato davanti ad una vetrina di un negozio di telefonia. Insieme ai tanti modelli di telefonini, ben in vista, è esposto anche l’iPhone (senza prezzo esposto).

Sgrano gli occhi. L’oggetto dei desideri è in Italia, come è possibile? Entro nel negozio per avere un’unica informazione: l’iPhone in vetrina è in vendita?

Entro. Dietro al bancone ve ne sono varie confezioni. Confermo le cose scritte il 9 agosto: design e tecnologia in un palmo di mano.

All’interno del negozio c’è chi mi ha preceduto. Un signore distinto chiede di visionare l’iPhone. E’ prodigo di domande: riceve posta? legge file word? ha il navigatore? Assisto alla spiegazione nei minimi dettagli da parte della commessa. La signorina ad ogni domanda risponde compiaciuta dell’oggetto che ha tra le mani, facendo vedere concretamente le tante potenzialità.

Ma ho notato un particolare. Alla domanda se si potevano trasferire i numeri dal vecchio cellulare al nuovo, la signorina ha risposto dicendo che si può fare esclusivamente tramite il Pc attraverso il programma iTunes. A questo punto si è inserita la seconda persona che è dietro il bancone: “quanti numeri ha memorizzati?”. “circa 250”. “Beh! faccia conto che riceverà delle telefonate e che quindi potrà memorizzare il numero del chiamante. E nel giro di pochi giorni avrà la rubrica aggiornata sul telefono”.

Dovevamo tornare a Lucca, la conversazione andava per le lunghe e non mi sono permesso di intromettermi. Quindi non so se l’iPhone, nel negozio in questione, è in vendita oppure no, però i punti sono due:

– l’iPhone non è possibile venderlo in Italia. La Apple ha scelto di vendere l’iPhone con una scheda di un operatore telefonico e il cliente deve stipularne un abbonamento. Ad oggi nessun operatore italiano ha stipulato l’accordo con la casa di Steve Jobs e quindi l’iPhone, in Italia, può funzionare come lettore mp3 ma non come telefono. L’unica possibilità è utilizzarlo con una sim di uno degli operatori straniero che hanno già fatto l’accordo (però chissà che bollette!). E allora perchè un negozio di telefonia lo espone in vetrina?

– l’iPhone può funzionare perfettamente anche in Italia. Se “craccato” viene reso compatibile con le sim telefoniche Tim, Vodafone e Wind. Ma se collegato al computer per scaricare la musica da acquistare nello store di Apple, iTunes, rischia di essere riconosciuto dalla «casa madre» come irregolare e bloccato con un software di aggiornamento. E di questo pericolo perchè la commessa non ha detto nulla?

– Oggi su Corriere.it c’è la notizia che in Toscana  è possibile acquistare l’iPhone al prezzo di € 799, ma negli Stati Uniti costa 399 dollari (circa € 280).

In tanti attendono l’arrivo dell’iPhone in Italia ma, mi raccomando, senza farsi fregare!

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