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Obiezione o imposizione di coscienza?

novembre 9, 2007

 

La Chiesa Italiana è in grande difficoltà. Chi partecipa alla vita ecclesiale attivamente in parrocchia o in diocesi lo sa bene. La difficoltà di trovare strumenti di pastorale capaci di “scaldare i cuori” delle persone, soprattutto dei più giovani, spinge la gerarchia ecclesiale a percorrere strade impervie, sempre più rifiutate dagli stessi fedeli.

Qualche giorno fa Benedetto XVI al congresso dei farmacisti cattolici ha indicato il “diritto riconosciuto” all’obiezione di coscienza nella fornitura di medicine «che abbiano scopi chiaramente immorali, come per esempio l’aborto e l’eutanasia».

Inoltre ha auspicato che i farmacisti siano sempre più «intermediari tra i medici e i pazienti, facciano conoscere le implicazioni etiche dell’uso di alcuni farmaci. In questo campo non è possibile anestetizzare le coscienze sugli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l’annidamento di un embrione o di cancellare la vita di una persona. L’essere umano deve essere sempre al centro delle scelte biomediche, e queste sono al servizio dell’uomo. Se ciò non fosse, sarebbero fredde e inumane».

E’ questo il modo di far comprendere la bellezza del messaggio evangelico? Una testimonianza cruda della fede. Capace di produrre esclusivamente l’allontanamento di coloro che si vedono rifiutato un servizio che la legge dello Stato prescrive. 

L’articolo 38 del testo unico delle leggi sanitarie indica che i farmacisti sono costretti, dietro prescrizione medica, a consegnare il farmaco o a procurarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile.

Eppure, secondo il Benedetto XVI, il farmacista, per motivi di fede, dovrebbe negare la consegna di un farmaco, nonostante sia lì sullo scaffale, difronte alle richieste di chissà quale situazione di dolore. Obbligando la persona, sempre per motivi di fede, a chissà quale pellegrinaggio in cerca della farmacia, e del farmacista, disponibile ad eseguire il suo compito secondo la legge.

Un “mi spiace, non posso”, che facilmente rende pulita la propria coscienza, ma che piomba nella vita di uno sconosciuto incurante delle conseguenze, di come quella vita cambierà. 

E’ obiezione di coscienza? O forse è un’imposizione di coscienza?

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