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Quale politica?

dicembre 5, 2007

foto di stefanorizzo  

E’ veramente strano il periodo che sta attraversano il paese. In pochi mesi pare sia possibile stravolgere tutto. La democrazia diretta, le liste civiche, la raccolta di 300.000 firme promosse da un comico sono state criticate marchiandole come iniziative populiste, iniziative di antipolitica. Si è detto di non apprezzare i toni, l’iniziativa del V-Day, ma di dover prestare attenzione ai motivi, alle domande, alle richieste di quei cittadini in fila nelle piazze.

Eppure nelle settimane successive… il referendum dei sindacati sul malfare, le primarie del Pd (oltre tre milioni di cittadini al voto), i gazebo di Forza Italia, allestiti due volte nel giro di poche settimane, per la richiesta di elezioni (oltre 7 milioni di firme) prima e poi, dopo l’annuncio della nascita di un nuovo partito, per decidere, con un referendum, quale nome.

Nel mezzo vi sono state le iniziative di protesta di An, Udc, e della sinistra.

Inoltre c’è da monitorare l’attivismo dell’ex-sondacalista Pezzotta che, continuando a girare l’Italia in cerca di consensi per il progetto Officina2007, il 2 dicembre a San Miniato ha delineato gli obiettivi «La democrazia diffusa per rompere il duopolio. Penso a liste civiche a livello locale, alla democrazia deliberativa dal basso, a leggi di iniziativa popolare. In attesa della riforma elettorale che potrà ridisegnare il sistema, riprendiamoci gli spazi per orientare la presenza dei laici cristiani». (chissà che cosa penserà Beppe Grillo!)

E questa ondata di “partecipazione dal basso” arriva fino a Pistoia dove il Vescovo Bianchi ha indetto una consultazione per la nomina del vicario. Al Vescovo, comunque, il compito di decidere, ma sarà guidato dalle indicazioni di laici e prelati che entro il 15 dicembre dovranno indicare, via mail, il nome di due sacerdoti della diocesi, scelti tra quelli che ritengono adatti a ricoprire il ruolo di vicario generale.

La necessità di consultare il popolo pare, oggi, la carta vincente per ridare vita al legame tra la base e colui che ha il compito di operare per il bene della base. Un metodo che va oltre l’ambito della politica. Un legame necessario, ovviamente, ma che spesso viene dimenticato non appena i cuori, le voci, le crisi si assopiscono.

Una democrazia attuata a tutti i livelli. Ciò è verso cui siamo stati catapultati in pochi mesi. Ma la democrazia è vera quando essa produce scelte consapevoli. Per alimentare la democrazia e la partecipazione non può bastare richiedere un si o un no. La partecipazione è informazione, circolazione di idee, confronto sui temi, ricerca comune di soluzioni e coinvolgimento nell’attuarle. Bisogna operare per una cultura della partecipazione, della democrazia. Animare l’interesse, soprattutto nei più giovani, per la conoscenza e il sapere. Mentre oggi si tenta di ridurre tutto ad un segno su una scheda o alla possibilità di un posto in lista.

Il rischio, in questo paese capace di capovolgersi come un calzino, è che la volontà popolare sia utilizzata, più che realizzata. Che i voti o le firme servano più come difesa ad un mandato (da calzare al momento più opportuno) che non all’attuazione di soluzioni giuste per tutti.

Viviamo, imbarazzati, in un paese dove si scioglie un partito sbucando da un’automobile, per farne un altro, nuovo, a partire dal nome. Sgraniamo gli occhi di fronte ad alleati politici che dichiarano in Tv la fine di un’alleanza per poi, qualche giorno dopo, porger la mano agli ex-alleati. Ascoltiamo ripetutamente chi urla di rappresentare tutti ed invece rappresenta solo una parte. Non si comprende perché si faccia ricorso alla volontà popolare, quando la politica di oggi propone un sistema elettorale proporzionale dimenticandosi del sistema maggioritario indicato dai cittadini con un referendum.

Mi auguro di essere smentito, ma questa continua ricerca della consultazione popolare pare l’ennesimo tappeto dove poter nascondere l’incapacità di chi, con responsabilità e serietà, è chiamato a proporre politiche per il bene di tutti e non solo di alcuni, politiche capaci di rispondere anche alle esigenze di domani e non solo alle richieste di oggi, politiche giuste anche se impopolari in alcuni ambienti o categorie.

Ciò che è stato criticato a un comico, il modo, oggi va per la maggiore. E così, forse, siamo tutti un po’ più comici, anche se incapaci di far ridere.

il cannocchiale

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