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Roma

dicembre 18, 2007

 

Ecco l’editoriale pubblicato sul giornale diocesano “Roma sette” alla vigilia del voto in Sala Consigliare sul tema delle unioni civili.

L’articolo: 

Nelle prossime ore, a quanto si sa – probabilmente, tra il clamore di una manifestazione che, con straordinaria presunzione, da taluni viene annunciata come un “Contro Family Day” – il Consiglio comunale di Roma sarà chiamato a votare sul tema delle “unioni civili”, senza che nessun effetto concreto possa scaturire per i cittadini. L’ennesima battaglia ideologica, insomma.

Al voto anche un ordine del giorno, in cui, a proposito delle proposte sull’ipotizzato “registro delle unioni civili”, è chiarito che la legislazione nazionale «non consente di riempire di contenuti dette proposte», sono riportate le valutazioni negative degli uffici amministrativi del Comune di Roma che prefigurano «un dubbio di legittimità», e viene precisato che le proposte in discussione «trattano materie indisponibili alla competenza dei Comuni, rischiando invece di caricare di ulteriore pressione un problema complesso come quello della tutela dei diritti individuali, ivi inclusi i diritti di coloro in una condizione di coppia di fatto».

Di questo, di diritti individuali, si tratta, ed è bene ribadirlo di nuovo. Diritti individuali che in parte sono già regolati da norme presenti nell’ordinamento giuridico, o che possono essere regolati con altri specifici provvedimenti, senza ipotizzare forzature come il riconoscimento di nuove figure giuridiche alternative al matrimonio e alla famiglia.

E invece proprio il raggiungimento di un simile risultato viene richiesto, con parole contorte ma nella sostanza chiare, dalla conclusione dell’ordine del giorno che giunge al voto nel Consiglio comunale di Roma, città che è punto di riferimento dei cattolici di tutto il mondo e custodisce le memorie di una civiltà basata sui valori fondanti della persona. Si chiede infatti «al Parlamento italiano di affrontare con urgenza questi temi, operando una sintesi tra le diverse proposte di legge presentate affinché sia finalmente possibile per gli enti locali individuare strumenti efficaci che diano alle diverse “comunioni di vita” presenti nella moderna società una risposta concreta e soddisfacente».

Un’indicazione puntuale, tutt’altro che generica. La conferma di una battaglia ideologica, che si avvale anche di aggettivi come «moderna» per sembrare al passo con i tempi, ma in realtà è lontana sia dalle esigenze e dal sentire della gente sia da una visione autenticamente umana della persona.

A queste cose invece la Chiesa guarda e perciò fa appello alla saggezza di chi porta la responsabilità di promuovere il bene comune. Non è sufficiente infatti l’intenzione di opporsi ad una decisione profondamente negativa, come sarebbe l’istituzione di un registro delle cosiddette “unioni civili”, per giustificare un ordine del giorno che alla fine tende al medesimo risultato.

I cattolici che siedono in Consiglio comunale, e tutti coloro che considerano la famiglia fondata sul matrimonio come la struttura portante della vita sociale, da non svuotare di significato attraverso la creazione di forme giuridiche alternative, saranno dunque presto chiamati a mostrare la propria coerenza e la propria determinazione. (15 dicembre, 2007)

Condivido l’articolo scritto da Miriam Mafai e pubblicato oggi su Repubblica.
Chi volesse commentare… lo faccia con fermezza e convinzione ma anche con serenità e pacatezza…

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