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Papa: “Non voglio imporre la fede”

gennaio 16, 2008

 

“Il miglior antidoto contro il laicismo è la laicità; il miglior antidoto contro il relativismo è la relatività” (Vittorio Bachelet, servo di Dio e servo dello Stato, assassinato nel 1980) 

Credo che Benedetto XVI sarebbe dovuto andare a esprimersi nell’aula magna de La Sapienza, pur sopportando la presenza di una contestazione esterna, magari sgradevole, ma isolata. 

I docenti avrebbero avuto la possibilità di interloquire, di fissare e ribadire i punti fermi dell’autonomia dell’insegnamento e della libertà di ricerca, se lo ritenevano opportuno e ne sentivano il bisogno.

Per gli studenti sarebbe stata l’occasione particolare di ascoltare direttamente le parole di un Papa che ha passato anni dentro l’Università, e che resta professore anche da Pontefice.

Il risultato sarebbe stato un confronto di opinioni pubblico e trasparente, di cui non si dovrebbe aver timore, soprattutto se si è persone di cultura.  

Ecco il testo integrale dell’allocuzione che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare durante la sua visita all’università romana de La Sapienza, per l’inaugurazione dell’anno accademico.

Naturalmente la vicenda è diventata materiale per il dibattito politico. Ovvie le strumentalizzazioni.

C’è chi oltre le moratorie, adesso promuove delle veglie in favore del Santo Padre. Questa mattina, una trentina di studenti di Cl si presentano in Sala Nervi al grido di “libertà”. Padre Livio Fanzaga, su Radio Maria, dà il meglio di sè. Ruini fa sua l’idea di An invitando “tutti i fedeli, ma anche tutti i romani, a manifestare filiale e totale vicinanza al Papa” partecipando domenica prossima in Piazza San Pietro alla recita dell’Angelus. E poi c’è chi, abituato alle passeggiate, annuncia la sua presenza.

Ne approfitta persino lady Mastella (agli arresti domiciliari) dichiarando: «Credo che anche questo sia l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. (…)Basta vedere quello che è successo al Papa per capire cosa sta succedendo ai cattolici. Ne vogliamo parlare?»

Gesti, dichiarazioni, iniziative che alimentano una contrapposizione, d’altri tempi, tra guelfi-ghibellini di cui il paese non sente la necessità.
Contrapposizione che qualcuno cerca, sia da parte clericale sia da parte laica. E a volte vanno persino a braccetto.

Condivido il pensiero di Lugi Alici, presidente dell’Azione Cattolica, che giudica l’episodio incredibile ed inquietante, ma ribadisce la necessità di mantenere sempre “quel carattere mite (e forse anche un po’ ironico) che non consente mai di rinunciare a tessere insieme, pazientemente, la rete del rispetto, dell’ascolto reciproco, del dialogo critico e costruttivo. (…) Un cammino che intendiamo portare avanti con fermezza, denunciando ogni atto d’intolleranza che vorrebbe riportare indietro il paese, privandolo di quella cultura della convivenza civile e del bene comune alla quale, da sempre, i cattolici italiani hanno dato un contributo non proprio disprezzabile.”

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