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60° Anniversario della Costituzione della Repubblica Italiana

gennaio 23, 2008

La Costituzione “rappresenta più che mai, nella sua comprovata validità, un patrimonio comune. Nessuna delle forze oggi in campo può rivendicarne in esclusiva l’eredità, né farsene strumento nei confronti di altre. Possono solo tutte insieme richiamarsi ai valori e alle regole della Costituzione, e insieme affrontare anche i problemi di ogni sua specifica, possibile revisione”.

Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso alle Camere riunite, in occasione della cerimonia per celebrare i sessant’anni della Costituzione.

Tornatore non ce l’ha fatta, ma questi giorni potrebbero servire per una buona sceneggiatura da Oscar.

Il Governo è in crisi a causa di un uomo che ha messo i suoi interessi personali (e futuro politico con o senza Berlusconi) davanti a quelli del Paese.

Guarda caso, mentre l’uomo di Ceppaloni annunciava in conferenza stampa l’uscita dal governo, il Card. Bagnasco, all’apetura del lavori della CEI, sottolineava che in Italia, dopo che si sono bloccati “lo slancio e la crescita anche economica”, ci sono in giro “piuttosto paura del futuro e un senso di fatalistico declino”“Sembra circolare una sfiducia diffusa e pericolosa”. L’Italia è un paese che “si presenta sempre più sfilacciato”, “frammentato”, al punto da apparire ridotto addirittura “a coriandoli”.

Il presidente della Cei ha anche elencato la ricetta per salvare l’Italia: rivedere la legge sull’aborto, rinforzare i salari, no alle coppie di fatto, la sicurezza sul lavoro, il voto dei politici cattolici secondo i dettami della Chiesa.

Senza dimenticare l’adunata ruiniana in Piazza San Pietro sotto la finestra del Santo Padre. L’ennesimo gesto di un cardinale che divide i cattolici invece che unirli. Politici accorsi non per l’Angelus, ma per dimostrare piena solidarietà al Papa che non ha voluto partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico a La Sapienza. Non per un momento di preghiera, ma per sfruttare, per l’ennesima volta, la fede esclusivamente per scopi politici. Mancando di rispetto al valore della religione e alla laicità dello Stato.

Chissà se tutti quei politici che domenica mattina erano in prima fila difronte alle telecamere dei Tg, se ricordano le parole di Benedetto XVI: “Può stare nel luogo santo chi ha mani innocenti e cuore puro: mani innocenti sono mani che non vengono usate per atti di violenza, sono mani che non sono sporcate con la corruzione e con tangenti. È puro un cuore che non si macchia con menzogna e ipocrisia, un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva perché non conosce doppiezza” (1° aprile 2007).

Chissà se tutti quei politici domenica prossima e quella ancora, e quella dopo ancora, saranno nuovamente all’Angelus.

Intanto c’è chi pretende di andare al voto con questa legge elettorale. Annullando così una possibile riforma dell’attuale porcellum o il referendum (vuole votare il referendum l’85% degli italiani) . 

Per i sondaggi, un ipotetico centro è al 12%. Casini, Pezzotta e Mastella si preparano a ricattare chiunque vinca le elezioni.

Per l’Oscar, possiamo riprovarci il prossimo anno. Di materiale c’è ne!

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