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Alitalia

aprile 23, 2008

Propongo alcuni quesiti…

Quale altro paese occidentale, oltre l’Italia, sarebbe pronto a mettere migliaia di lavoratori, aerei, torri radar, aeroporti e soldi nelle mani della compagnia aerea russa?

Oggi il futuro Presidente del Consiglio ha  dichiarato“Ci sara’ una dolorosa riduzione del numero degli addetti”. Cosa penseranno i lavoratori che hanno manifestato a fianco di Castelli, Maroni, Formigoni contro l’accordo con Air France?

A voi il testo di Antonio V. Gelormini pubblicato oggi:

E adesso la frittata è fatta. L’uovo si è rotto e ricomporlo non è mai riuscito ad alcuno. Air France-Klm, stanchi e sfiancati, hanno gettato la spugna. Deciso di farla finita con l’interminabile manovra di avvicinamento ad Alitalia ed hanno detto: “Basta. Adesso, se ne siete capaci, volate pure da soli. Stupiteci”.

Adesso si vedrà quanto lunghe siano le gambe di una cordata fantasma, più volte annunciata da Silvio Berlusconi, ma mai materializzatasi né all’orizzonte dei mercati borsistici, né sugli schermi radar degli istituti finanziari internazionali. Dichiarazioni d’intenti e disponibilità a rientrare nel “gioco delle parti” tantissime, impegni concreti, oltre quelli dei franco-olandesi, nessuno.

Con zampe corte, peso eccessivo e andatura goffa, mai gallina può dire di essere riuscita a prendere il volo. Nemmeno quelle più nobili dalle uova d’oro. Per volare, le zampe lunghe degli aironi, delle cicogne e dei fenicotteri sono senza dubbio più adatte. Soprattutto quando il decollo deve vincere gli affondi melmosi di una palude debitoria, che moltiplica all’inverosimile gli sforzi liberatori da un magnetismo gravitazionale di un milione di euro  al giorno.

Adesso, con Alitalia in piena crisi fallimentare, si continui a voler costringerla a mantenere fede al proposito (estorto?) di fare di Malpensa  l’hub  di un Nord Italia da vacche sazie e fienili stracolmi. Si continui a voler costringere i passeggeri a volare da Malpensa, senza toccare il traffico degli scali di Linate, Orio al Serio o Brescia. Si continui a voler essere paladini dell’identità nazionale con i soldi degli italiani, ma a rivendicare il federalismo fiscale quando il cestino della questua, per salvare la Compagnia di bandiera, arriva al proprio banco.

Aeroflot, Lufthansa, Air One, Banca Intesa, semplici sottoscrittori o finanzieri misteriosi è il momento di dimostrare di avere le gambe lunghe e di correre. Magari sbattendo forte, molte forte, le ali. Altrimenti la notizia dell’altezza effettiva del tre volte Presidente del Consiglio, checché ne dica il diretto interessato, farà il giro del mondo. E scoprire di avere un Cavaliere dal cavallo basso non allevierà, certo, la drammatica situazione di una società, e di migliaia di dipendenti, con l’ormai classico: “culo per terra”.

P.S.: Lettera di 2.300 dipendenti Alitalia

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One comment

  1. I sindacati sono contenti di aver tirato la volata agli amichetti di Berlusconi? Contenti loro…
    Adesso tirano fuori Lufthansa che manderà a casa il doppio dei lavoratori Alitalia, però conserverà il prestigioso hub di Malpensa e quindi coprirà le spalle alla SEA e agli affaristi ciellini. Sindacato in Italia vuol dire patto di sindacato, potere di veto nel mercato degli assetti proprietari. Questo è lo scopo e la funzione principale, assolta anche in questo caso per conto dei banchieri milanesi



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