Archive for ottobre 2008

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Approvato il decreto Gelmini, ma da chi?

ottobre 29, 2008

10:36 Senato, approvato il dl Gelmini
Il Senato approva, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 contrari e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge.

Il ministro Gelmini, approvato il decreto, dichiara: “Si torna alla scuola della serietà e del merito”. Questo il suo commento a caldo al via libera dato dal Senato alla riforna della scuola.”Provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l’introduzione dell’educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l’introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani”. “Entro una settimana – annuncia – presenterò il piano sull’Università.

Cortei in tutta Italia, lezioni in piazza, iniziative web, manifestazioni creative e pacifiche. Primi scontri tra studenti e prime cariche delle forze dell’ordine… per la felicità di Cossiga.

E’ bene prestare attenzione isolando questi pochi, piccoli gruppi.

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Meic, boccia i decreti Gelmini

ottobre 27, 2008

«Decreto Gelmini senza linea pedagogica», dura mozione del Meic

L’assemblea approva anche un testo per chiedere diritti più accessibili per gli immigrati

Tra le mozioni approvate nell’ultima giornata dell’assemblea del Meic, una boccia senza appello i decreti Gelmini. «I contenuti non sembrano essere il frutto di un chiaro e coerente disegno pedagogico», si legge nel testo approvato, e «non manifestano alcuna finalità educativa, salvo che si consideri l’educazione come equivalente ad una più dura disciplina, e la valutazione degli studenti come identica ad una semplice assegnazione di voti numerici». Un “no” deciso anche ai tagli («spendere meno non è spendere meglio») e alle classi-ponte per immigrati («condurrebbero a risultati opposti rispetto all’obiettivo dell’integrazione e della cittadinanza»). Il Meic chiede perciò il ritiro immediato dei decreti e la loro trasformazione «in un disegno di legge da sottoporre alla discussione del Parlamento e ad un ampio dibattito nella scuola e nella società civile» senza consultare le quali le riforme non sono possibili.

Una seconda mozione chiede più diritti per «i nuovi cittadini», gli stranieri presenti nel nostro paese: possibilità del voto alle elezioni locali, acquisizione semplificata della cittadinanza, sollecitando un «ripensamento dell’identità nazionale non solo come eredità del passato, bensì come progetto rivolto al futuro e capace di includere quanti vivono e lavorano nel nostro Paese, realizzando per tutti un equilibrato sistema di diritti e di doveri».

In chiusura via libera anche a un terzo testo, dedicato al rilancio del Sud e promozione di una cultura della legalità.

Il testo della mozione sulla scuola
Il testo della mozione sugli immigrati
Il comunicato stampa sulla mozione ”scuola”
Il testo della mozione sul Sud

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Scuola Pubblica

ottobre 24, 2008

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”

Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

Alcuni siti con le info inerenti le inziative di protesta:
nogelmini.org
raduni.wordpress.com
taggatore.com
raccolta firme Torino
Facebook Causes: A favore dell’istruzione e della ricerca! No alla L.133/08
Facebook Causes: fermiamo la Gelmini
Facebook Gruppo: Insieme contro il Decreto Gelmini
La Repubblica: mappa della protesta
La Repubblica: petizioni, blog, forum contro la legge 133

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Saviano: “Grazie al paese che resiste”

ottobre 22, 2008

Roberto Saviano dalle pagine di La Repubblica ringrazia tutti coloro che hanno reagito. Questo sia solo l’inizio.

Grazie per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni. Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a catena di affetto e solidarietà.

Grazie al Presidente della Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in cui non ho sentito solo l´appoggio della più alta carica di questo paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia terra.

Grazie al presidente del Consiglio e a quei ministri che hanno voluto dimostrarmi la loro solidarietà sottolineando che la mia lotta non dev´essere vista disgiunta dall´operato delle forze che rappresentano lo Stato e anche dall´impegno di tutti coloro che hanno il coraggio di non piegarsi al predominio della criminalità organizzata. Grazie allo sforzo intensificato nel territorio del clan dei Casalesi, con la speranza che si vada avanti sino a quando i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine – i boss-manager che investono a Roma come a Parma e Milano – possano essere finalmente arrestati.

Grazie all´opposizione e ai ministri ombra che hanno appoggiato il mio impegno e quanto il governo ha fatto per la mia sicurezza. Scorgendo nella mia lotta una lotta al di là di ogni parte.
Le letture delle mie parole che sono state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era importante per me il suo gesto.

Perché ora quelle parole non sono più le mie parole. Hanno smesso di avere un autore, sono divenute la voce di tutti. Un grande, infinito coro che risuona da ogni parte d´Italia. Un libro che ha smesso di essere fatto di carta e di simboli stampati nero su bianco ed è divenuto voce e carne. Grazie a chi ha sentito che il mio dolore era il suo dolore e ha provato a immaginare i morsi della solitudine.

Grazie a tutti coloro che hanno ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole così un po´ meno sole, un po´ meno invisibili e dimenticate.

Grazie a tutti coloro che mi hanno difeso dalle accuse di aver offeso e diffamato la mia terra e a tutti coloro che mi hanno offerto una casa non facendomi sentire come uno che si è messo nei guai da solo e ora è giusto che si arrangi. Grazie a chi mi ha difeso dall´accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza delle persone e non solo per intrattenere telespettatori.

Grazie alle trasmissioni televisive che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima ignorate.

Grazie alle radio che hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti, grazie specialmente a Fahrenheit (Radio 3) che ha organizzato una maratona di letture di Gomorra in cui si sono alternati personaggi della cultura, dell´informazione, dello spettacolo e della società civile. Voci che si suturano ad altre voci.

Grazie a chi, in questi giorni, dai quotidiani, alle agenzie stampa, alle testate online, ai blog, ha diffuso notizie e dato spazio a riflessioni e approfondimenti.

Da questo Sud spesso dimenticato si può vedere meglio che altrove quanto i media possano avere talora un ruolo davvero determinante. Grazie per aver permesso, nonostante il solito cinismo degli scettici, che si formasse una nuova sensibilità verso tematiche per troppo tempo relegate ai margini. Perché raccontare significa resistere e resistere significa preparare le condizioni per un cambiamento.

Grazie ai social network Facebook e Myspace, da cui ho ricevuto migliaia di messaggi e gesti di vicinanza, che hanno creato una comunity dove la virtualità era il preludio più immediato per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne e ossa.

Grazie ai professori delle scuole che hanno parlato con i ragazzi, grazie a tutti coloro che hanno fatto leggere e commentare brani del mio libro in classe. Grazie alle scuole che hanno sentito queste storie le loro storie.

Grazie a tutte le città che mi hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della criminalità organizzata.

E grazie al mio quotidiano e ai premi Nobel e ai colleghi scrittori di tante nazionalità che hanno scritto e firmato un appello in mio appoggio, scorgendo nella vicenda che mi ha riguardato qualcosa che travalica le problematiche di questo paese e facendomi sentire a pieno titolo un cittadino del mondo.

Eppure Cesare Pavese scrive che “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c´è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Io spesso in questi anni ho pensato che la cosa più dura era che nessuno fosse lì ad aspettarmi. Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, che non è più così, che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più – dopo questa esperienza – un´entità geografica, ma che il mio paese è quell´insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare. Grazie.

Qui è ancora possibile sottoscrivere il comunicato diffuso da alcuni premi Nobel.

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Firma per Roberto Saviano

ottobre 20, 2008

La mobilitazione popolare è grande. Roberto Saviano non è solo.
Il sito on-line di La Repubblica ha raccolto 100.000 firme in un solo giorno. Numerose iniziative sono attive su Facebook. Letture di Gomorra in tutta Italia, in piazza, a scuola, in radio. Nome e cognome, la propria faccia, la propria voce… a sostegno di Roberto.

Ecco il comunicato promosso da 6 premi Nobel.

Firma per Roberto Saviano
Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro – “Gomorra” – tradotto e letto in tutto il mondo. E’ minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese. Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, “Repubblica”, e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E’ un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.
Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.

Sign for Roberto Saviano
Roberto Saviano is under death threats for denouncing the criminal deeds of the Camorra in his book Gomorra, translated and read all over the world. His freedom is under threat as well as his autonomy as a writer, his chances to meet his family, to enjoy a social life, to have part in the public life, to travel in his own country.
A young writer, guilty to have investigated the organized crime revealing its methods and its structure is forced to live an hidden, underground life, while the Camorra bosses send him death threats from their jails ordering him to stop writing for La Repubblica, his newspaper, and to keep silent. The State must do every effort to protect Saviano and to defeat the Camorra. But this is not a mere police case. It’s a problem of democracy. Saviano’s safe freedom concerns everyone of us as citizens.
Signing this appeal we intend to take charge of it, as a personal commitment, urging the State at the same time to take on its responsibility, because it’s intolerable that something like this could happen in Europe in 2008.

DARIO FO
MIKHAIL GORBACIOV
GUNTHER GRASS
RITA LEVI MONTALCINI
ORHAN PAMUK
DESMOND TUTU

Qui è possibile sottoscrivere il comunicato.

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Nessuno tocchi Saviano

ottobre 14, 2008

Le notizie di questi giorni preoccupano.

Un solo ammonimento: Nessuno tocchi Saviano.

Una piccola frase, per manifestare la nostra solidarietà a Roberto.

Passa parola.

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I cattolici al tempo del Pd

ottobre 13, 2008

di Rosy Bindi, L’Unità 13/10/2008

Il ruolo della religione nella società contemporanea è tornato con forza al centro del dibattito culturale e politico. I recenti interventi di Benedetto XVI, sulla laicità nel viaggio apostolico in Francia e sui rapporti tra Stato e Chiesa pochi giorni fa al Quirinale, hanno rilanciato la riflessione sul rapporto tra fede e politica.

Un discorso che va ben oltre la “questione cattolica”, intesa come un capitolo della storia d’Italia che si dipana da Porta Pia fino alla Dc e oltre, e rinvia piuttosto al tema più profondo – tutt’altro che estraneo allo sconquasso a cui stiamo assistendo della finanza mondiale – del deficit etico delle nostre democrazie. Un deficit che il fattore religioso può contribuire a colmare a patto di superare la tentazione, in cui cadono credenti e non credenti, di usare la religione come un surrogato, un riempitivo del vuoto creato dal tramonto delle ideologie del Novecento. Sono invece convinta che una nuova laicità possa restituire chiarezza e nuovo senso al rapporto tra fede e politica.

Anche per questo non credo si possa archiviare o deviare il compito del cattolicesimo democratico, quel movimento che ha permesso di riconciliare i cattolici italiani – e in qualche modo anche la Chiesa – con la modernità e la democrazia. Grazie ai cattolici democratici la laicità si afferma come metodo della politica, e nella Costituzione il rapporto tra verità e libertà, valori e consenso permette di superare lo iato tra democrazia formale e democrazia sostanziale. La storia di questo movimento non coincide con quella della Dc, anche se ne ha incarnato le fasi più avanzate, le personalità più scomode e creative. E non è un caso se l’esperienza dell’Ulivo affonda le proprie radici nell’orizzonte culturale del cattolicesimo democratico. Oggi si tratta di capire come spendere questa eredità nel Pd per riconciliare i cattolici italiani con il bipolarismo e rendere nuovamente feconda la loro presenza per il futuro della democrazia.

Molte analisi sul risultato elettorale si sono concentrate sul voto cattolico. I cattolici, è stato detto, questa volta non hanno scelto in base all’appartenenza, hanno votato per tutti i partiti anche se in maniera predominante si sono riconosciuti nell’offerta di Berlusconi. Dobbiamo ancora capire le ragioni profonde di un voto che ha premiato la paura invece della speranza, l’apparenza invece della coerenza e che mai prima d’ora ha contribuito a spingere a destra l’asse politico del paese.

Non mi convince chi, come Tremonti e D’Alema cerca spiegazioni nel risveglio di uno spirito integralista che avrebbe fatto da collante intorno ai valori di Dio Patria a Famiglia. Nel dialogo sul peso delle religioni, insieme ad una non scontata ammissione che la fede non è confinabile alla dimensione privata, si avverte ancora la persistente difficoltà di una certa cultura laica a superare un’idea di religione come espressione di una sorta di “preistoria dell’umanità”, in conflitto con la libertà, la ragione, la scienza. E la Chiesa sembra apparire ancora come un potere che attenta alla modernità e alla laicità dello Stato.

E’ visibile in questa impostazione l’eco di una politica che tende a stabilire con le gerarchie un rapporto pattizio e guarda all’elettorato cattolico in modo opportunistico. Ma sbaglia anche chi, come Rutelli, immagina di agganciare quello stesso elettorato presentandosi come unico interlocutore affidabile delle gerarchie. Dopo la breve esperienza dei teodem, con cui ha separato i cattolici dai cattolici innestando nella Margherita un’enclave integralista, ora rilancia la vecchia tesi della trasversalità cattolica e sotto le insegne di una nuova associazione mette insieme Bobba, Casini e Lupi. La “moderna laicità” di Rutelli ha in realtà un volto vecchio, quello gentiloniano della strumentalità con cui spesso sono stati utilizzati i cattolici in operazioni politiche di stampo moderato.

Per il Pd, la ricerca di nuove alleanze politiche, necessaria a costruire l’alternativa al governo Berlusconi, esige di rafforzare e non snaturare il profilo ideale e programmatico del partito. Così, invece, si minano le ragioni fondative del Pd: dar vita a un partito nuovo, laico e plurale, capace di tenere insieme credenti e non credenti in un unico progetto di innovazione della politica e della democrazia.

Il cantiere democratico è ancora aperto. E i cattolici che hanno scommesso fin dal ’95 nell’Ulivo non possono farsi né da parte, coltivando formule alternative, né da un lato, dando vita all’ennesima corrente.

A cosa serve il richiamo all’identità su cui fanno leva gli ex popolari riuniti ad Assisi? Anche questa mi pare una scelta strumentale. Il richiamo alla cultura cattolico democratica, accreditando per giunta l’idea di averne il monopolio, diventa la credenziale per formare una corrente. Col risultato di farlo guardando al passato, a come eravamo, e non a come dobbiamo essere oggi, democratici e mescolati agli altri eventualmente in una corrente, ma in nome del progetto politico e non delle appartenenze. Di separatezza in separatezza il passo verso l’irrilevanza culturale, anche se mascherata dalla possibilità di contrattazione politica, è davvero breve.

La scelta non può che essere quella di tornare al progetto e alla proposta. Nel dna dei cattolici democratici ci sono la laicità dello Stato e la lotta alle ingiustizie e i temi su cui offrire il nostro contributo non mancano. Penso alla necessità di regolare il mercato e riaffermare il primato del lavoro umiliato dall’economia delle transazioni finanziarie. Alla qualità della democrazia, alla difesa della Costituzione e della legalità. La nostra laicità è la garanzia di una corretta distinzione dei poteri, contro gli strappi alle regole e la prevaricazione del Parlamento. Penso ad una nuova cittadinanza, aperta e accogliente anche verso gli stranieri.

L’intolleranza che la Lega e la destra alimentano, utilizzando in modo blasfemo il cristianesimo come un baluardo a difesa dell’identità italiana o più semplicemente veneta o lombarda, è un veleno che produce violenza e razzismo e non possiamo neutralizzarlo affidando le nostre ragioni solo agli editoriali dell’Osservatore romano e Famiglia cristiana. E penso alle sfide della bioetica, che ormai coinvolgono con mille contraddizioni e interrogativi la vita quotidiana di ognuno di noi. Non ha alcun senso contestare il diritto della Chiesa ad esprimersi, è invece molto più utile che credenti e non credenti imparino a confrontarsi, senza reciproche scomuniche, nella ricerca nel bene possibile, nella difesa della dignità e libertà della persona umana.

Basterebbe insomma riprendere con coraggio e speranza la lezione dei nostri maestri. Ricordo, tra tutti, gli ultimi che ci hanno lasciato, Pietro Scoppola e Leopoldo Elia. Una lezione di dialogo, contaminazione culturale, libertà intellettuale. Una lezione di nuova laicità.

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