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Scomuniche

marzo 7, 2009

di ADRIANO SOFRI – La Repubblica 7 marzo 2009 

A RECIFE, in Brasile, c’è una bambina di nove anni. Ha un patrigno. Il patrigno abusa sessualmente di lei da quando aveva sei anni. Abusa di lei da tre anni. Il patrigno abusa anche della sorellina della bambina, che ha 14 anni ed è invalida. Ora il patrigno è in carcere. Ora la bambina di nove anni è incinta, di due gemelli.

La bambina ha anche un suo padre, e una madre. La madre spera che abortisca, il padre no.
A Recife c’è un medico che ha preso in cura la bambina, le ha somministrato dei farmaci che hanno procurato l’aborto. Il medico e i suoi collaboratori pensano, come vuole la legge, che non si debba obbligare una donna, e tanto meno una bambina, a mettere al mondo il frutto di uno stupro.
Si sono anche spaventati del rischio che il parto gemellare avrebbe comportato per una bambina di nove anni.

C’è un arcivescovo, a Recife – non importa il nome: non c’è il nome della bambina, né del suo violentatore, perché citare quello dell’arcivescovo – che ha scomunicato senza appello il medico che ha aiutato la bambina ad abortire, i suoi collaboratori, e la madre che ha approvato. Non il patrigno, “perché l’aborto è peggiore del suo crimine”. Non la bambina. La bambina non ha l’età per essere scomunicata. Solo per partorire due gemelli. L’arcivescovo ha proclamato – indovinate – che la legge di Dio è al di sopra della legge umana. L’arcivescovo ha tenuto ad aggiungere che l’olocausto dell’aborto nel mondo è peggiore di quello dei sei milioni di ebrei nella Shoah. Peggiore. C’è anche, a Recife, un gruppo di avvocati cattolici che ha denunciato i medici per il procurato aborto: omicidio volontario aggravato, presumo.

C’è, a Roma, il Vaticano e, in Vaticano, la Pontificia Accademia per la Vita. Con una gamma di sentimenti che vanno dall’imbarazzo al dolore alla perentorietà, i suoi esponenti hanno spiegato che la scomunica comminata dall’Arcivescovo di Recife era necessaria. Un atto davvero dovuto, come prescrive il Codice di Diritto Canonico. Un sacerdote del Pontificio Consiglio per la Famiglia, a sua volta, ha soffertamente ribadito che “L’annuncio della chiesa è la difesa della vita e della famiglia”. E che i medici sono “protagonisti di una scelta di morte”.

Penso che non si debba commentare tutto ciò. Neanche una parola. Bisogna trattenere il respiro, fino a scoppiare.

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sanremo

febbraio 20, 2009

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San Remo

febbraio 17, 2009

All’esito odierno del Pd… meglio rispondere a Povia.

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Sollicitudo rei Meridionalis

febbraio 13, 2009

Nei giorni 24-25 gennaio 2009, rappresentanti di diverse associazioni ed istituzioni uniti in «un patto di amicizia» per il Mezzogiorno, ci siamo incontrati a Molfetta per studiare, riflettere, raccontare il nostro amore per il Paese, nostro grande Bene Comune, visto da chi vive nel Mezzogiorno d’Italia. Per questo: CI IMPEGNIAMO A

DENUNCIARE:
le volte in cui abbiamo creduto di risolvere i problemi puntando su singole figure politiche, ecclesiali, industriali, senza capire che se non ci sono istituzioni forti non possono esserci fondate prospettive. Il Mezzogiorno ha sempre puntato più sugli uomini e meno sulle regole di convivenza democratica indebolendo le istituzioni e la pubblica amministrazione. Abbiamo bisogno di leadership collettive espressione di un contesto virtuoso istituzionale ed amministrativo;
la debolezza strutturale della coscienza collettiva meridionale. La costruzione di questa coscienza – come indicavano illustri personalità come L. Sturzo, A. Gramsci, G. Salvemini – necessita di paziente tessitura di relazioni, risvegliando una nuova attenzione alle tante diseguaglianze della nostra società che aumentano soprattutto nei periodi di crisi;
le nostre lentezze, anche all’interno della comunità ecclesiale. Si deve uscire dall’autoreferenzialità ed entrare in dialogo col mondo che sta cambiando strutturalmente, accettando con umiltà le difficoltà a vivere la complessità. Riteniamo, ad esempio, certamente un segno profetico il «Progetto Policoro» (un progetto per una cultura rinnovata del lavoro, promosso dalla Chiesa italiana), ma ci sembra urgente che vi sia un attento e dinamico raccordo con la società che cambia;
una diffusa mentalità mafiosa in cui è immersa una parte notevole del Paese e del nostro Mezzogiorno che rischia di alimentare l’inoperosa ed omissiva rassegnazione a prassi del passato. Rinnoviamo il nostro sostegno agli imprenditori che denunciano il racket, alla magistratura ed alle forze dell’ordine che con professionalità e coraggio hanno permesso di sferrare duri colpi alle consorterie criminali che violentano il nostro futuro;
la generale crisi della democrazia nel nostro Paese, risultato di operazioni di conventicole miranti solo a interessi particolari, che offendono il desiderio di partecipazione. Tra i mali che ci sembra di individuare ci sono i mandati parlamentari a tempo indeterminato, le liste elettorali bloccate, la mancanza di trasparenza pubblica, i rimborsi elettorali anche a quei partiti che non hanno ancora maturato pienamente la cultura del dialogo democratico al proprio interno. Occorre pertanto puntare su nuove modalità di selezione della classe politica: sia con partiti più partecipati che con le primarie per ravvivare un diverso e più trasparente e non strumentale rapporto con il territorio.

RINUNCIARE:
ai nostri campanilismi municipali e regionali, per un approccio «interregionale». Abruzzo e Molise, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia, devono provare a ripensarsi in termini più ampi, creare protagonismo nel Mediterraneo, con la ricchezza delle proprie storie particolari;
ad una classe dirigente dal «fiato corto» che, nel migliore dei casi, progetta in base al ciclo amministrativo entro il quale prevede di «durare»;
a taluni privilegi propri di una cultura consumista, al fine di venire incontro alle legittime istanze dei fratelli che vivono più a «Sud» di noi. In questo, la diffusione di «Banca Etica» al Mezzogiorno può diffondere una cultura alternativa sul risparmio e sulla redistribuzione delle ricchezze: il risparmio e il credito rappresenteranno sicuramente un fattore importante per lo sviluppo locale;
a considerare i nostri giovani protagonisti solo nella retorica dei discorsi, destinandoli ad un futuro di «cervelli da esportazione». Scuola, università, formazione continua sono le chiavi per lo sviluppo e pertanto vogliamo scommettere nella opportunità di reti culturali per alta formazione post-universitaria con particolare attenzione alle politiche pubbliche. Il salto di qualità nel campo dell’istruzione deve essere sapientemente collegato, attraverso una nuova stagione di politiche pubbliche, alla innovazione degli itinerari e dei percorsi, alla valorizzazione della creatività dei talenti personali e all’orientamento verso il lavoro produttivo.

OFFRIRE:
lo stile del lavorare insieme, facendo bene ciascuno la propria parte e scommettendo su una rete di cooperazione e reciproca promozione. Ci proponiamo di attivare tra le persone e i diversi soggetti un tessuto di amicizie, che sia dinamico, paritario, aperto, non strutturato, capace di avvalersi delle opportunità offerte dai nuovi media e finalizzato a liberare nuove energie democratiche. La rete può diventare volano per la crescita di nuovi stili di partecipazione dal basso.
le risorse, le competenze, le energie che il Mezzogiorno ha e che deve coltivare senza «arrendersi» a modelli di sviluppo «distanti». Far leva sulle cose che abbiamo e che costituiscono già oggi la base per il nostro sviluppo. Un certo modo di fare politica non comprende che nel Mezzogiorno ci sono le condizioni per un modello di sviluppo alternativo, basato concretamente su energie alternative, sia in fase di produzione che di sviluppo delle nuove tecnologie, nonché sulla qualità dei servizi di accoglienza turistici e culturali ai quali sono interessati i popoli asiatici che si affacciano a queste prospettive; sulla valorizzazione dei porti come Taranto, Gioia Tauro, Napoli. Infine, la risorsa illimitata è costituita dalle persone – a partire dai giovani universitari – e dalla loro volontà di tessere relazioni. Nell’economia globale conta la quantità di idee immesse nel processo di produzione, piuttosto che i fattori materiali.

* * *

Nonostante le tante difficoltà, giudichiamo questo tempo propizio per il cambiamento. Sono molti i possibili epiloghi del nostro destino ma molto dipenderà dalle energie che vi sapremo immettere, perché il futuro è nelle nostre mani.

Vi invitiamo a percorrerlo insieme.
Molfetta, 9 febbraio 2009

Puoi sottoscrivere questo manifesto inviando un messaggio mail, con oggetto: “adesione Manifesto per il Sud” a presidente@argomenti2000.it. Sono graditi contributi ed opinioni .

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Convertire Roma

febbraio 1, 2009

Su La Stampa di oggi è pubblicata l’intervista di Alain Elkann ad uno dei quattro vesvovi lefebvriani a cui è stata revocata la scomunica da Papa Benedetto XVI. Riporto tre domande e le rispettive risposte di mons. Bernard Tissier de Mallerais che è anche rettore del seminario di Ecône. L’intervista completa è possibile leggerla sul sito di chiccodisenape.

Ma voi pensate di tornare indietro per quanto riguarda le vostre divergenze?
«No, assolutamente no. Noi non cambiamo le nostre posizioni ma abbiamo intenzione di convertire Roma, cioè di portare il Vaticano verso le nostre posizioni».
E per quanto riguarda le dichiarazioni molto contestate dal mondo ebraico di monsignor Richard Williamson, un altro dei vescovi che erano stati scomunicati insieme a lei?
«Non ho opinione in proposito».
Ma cosa pensa di quanto è stato detto?
«Penso che la questione non mi interessa e non ho nessuna opinione su questa domanda».

Dalle interviste di questi giorni le polemiche giornaliere provengono da ambienti laici e religiosi. Mi chiedo se la Chiesa abbia bisogno di vescovi o di preti che non accettano il Concilio Vaticano II e negano l’olocausto. Quale guida possono essere per i propi fedeli? Quali insegnamenti vengono proposti ai giovani, alle famiglie, ai seminaristi che frequentano le comunità e i seminari lefebrviani? 

Certo è che questi 4 signori si danno un po’ troppa importanza. Dicono di voler convertire Roma… senza rendersi conto che c’è chi si è mosso prima di loro. Buona domenica a tutti!

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Giornata della memoria

gennaio 27, 2009

“Il dovere della memoria è non solo il dovere di ricordare, ma anche il dovere di capire. Tanto più di fronte a teorie negazioniste che sono infami, soprattutto se chi le espone ha un incarico religioso”.  (Gianfranco Fini)

“Mi associo al presidente della Camera. Nessuno può negare, quale che sia il suo vestito, la sua tonaca, il suo mestiere, ciò che non può essere negato, ovvero la tragedia delle camere a gas”.  (Walter Veltroni)

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Richard Williamson

gennaio 26, 2009

… che vergogna.

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