Posts Tagged ‘forza italia’

h1

Yes we can

febbraio 7, 2008

Siamo al liberi tutti? 

La scelta del Partito Democratico di andare solo alle prossime elezioni sta scardinando la politica italiana. Primo obiettivo raggiunto.

L’Idv di Di Pietro forse riuscirà a strappare un accordo con il Pd, mentre Radicali e Socialisti attendono che qualcuno li accolga minacciando di presentarsi da soli.

La Cosa Rossa composta da Sd, Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi annuncia la candidatura di Bertinotti Premier.

Berlusconi è tentato di accettare la sfida, un solo simbolo, ma nello stesso tempo incontra Mastella, Dini ed altri 10 partitini dello 0,0%. Se Forza Italia farà la scelta solitaria, Casini si dice pronto a fare lo stesso… e trema al pensiero di restare solo. Fini, referendario, difensore del maggioritario e del presidenzialismo… finalmente potrebbe misurarsi, andare solo, ed invece tace in attesa di proposte… per fare il n. 2 o 3 di una lista unica. Tabacci, Baccini e Pezzotta annunciano che il loro nuovo partito andrà solo… perchè sono soli, in attesa della spinta ecclesiale.

Tabacci, Casini, Fini, per mesi, hanno corteggiato Montezemolo… e lui oggi dichiara “siamo attenti al programma del Pd”. Domani chissà.

Auguri a noi tutti semplici cittadini elettori, nonostante tutto… yes, we can!

vota:

Annunci
h1

Notizia da nascondere?

dicembre 12, 2007

 

Chissà come mai nessun telegiornale, nei serivizi riguardanti lo sciopero selvaggio degli autotrasportatori, ha comunicato ai cittadini questa notizia… chissà perchè! E come mai nessun politico, nelle tante interviste a cui si sottopongono (volentieri!), ha fatto presente questo?

Dal Corriere della Sera: 

Un settore al collasso che nessuno è riuscito a governare
Quei cileni di casa nostra
Aizzati da un deputato di Forza Italia, i “padroncini” sono 120 mila e sanno di poter bloccare l’Italia

ROMA — Paolo Uggè non è Leon Vilarin, il capo dei camionisti cileni che nell’autunno del 1972 diede la spallata decisiva al governo di Salvador Allende. Ma dire che nessuno abbia mai pensato che lo sciopero dei Tir potesse dare, se non proprio una spallata, perlomeno una spallatina al governo di Romano Prodi, sarebbe inesatto. Anche perché Uggè non è soltanto il capo dei camionisti italiani. Lui è pure, fatto molto singolare, parlamentare della Repubblica.
Siede alla Camera sui banchi di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, il quale da mesi insiste che Prodi se ne deve andare. E lui conosce la sua gente, come dimostra il commento tutt’altro che signorile dopo la riunione con il governo: «Ci stanno prendendo per i fondelli». Proprio quello che ci voleva per distendere gli animi prima della precettazione.
I padroncini schiumano rabbia e l’aumento vertiginoso del gasolio è soltanto la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il centrodestra li aveva coccolati al punto da portare al governo perfino il loro capo Uggè: sottosegretario alle Infrastrutture con delega alla logistica nel governo Berlusconi. Per intenderci, come se avessero dato al sindacalista degli statali il compito di scrivere il contratto del pubblico impiego. Non che i problemi fossero stati affrontati e risolti. Ma con il centrosinistra l’aria è cambiata di colpo.
La paura di nuove tasse, le liberalizzazioni che fanno temere la caduta delle ultime barriere anche in un settore apparentemente protetto, o l’assenza di feeling con un governo che guarda i lavoratori autonomi senza troppa indulgenza. Perfino quelli che con un governo simile dovrebbero trovarsi più in sintonia: e non a caso protestano anche gli autotrasportatori della Cna. Forse il fattore scate nante non è stato uno solo di questi elementi, quanto piuttosto una miscela di tutti. Ma il risultato è nitroglicerina.
I camionisti possono bloccare il Paese e l’hanno dimostrato. Se ci si è fermati davanti ai tassisti, che al massimo possono bloccare Roma e Milano, figuriamoci davanti ai Tir. Come stupirsi, quindi, che nessun governo abbia mai voluto prendere di petto questa faccenda? Del passaggio di Uggè al governo (due anni e mezzo), per esempio, si ricorda soprattutto la redazione del «Piano nazionale della logistica» da parte di un organismo pomposamente battezzato Consulta nazionale dell’autotrasporto, di cui l’ex capo del Cuna era presidente. Ne facevano parte 41 persone e una serie di consulenti, fra cui Lorenzo Necci ed Ercole Incalza. Costo del Comitato e del Piano, per il solo 2005, due milioni di euro.
Ovviamente quel Piano non ha risolto nulla. Né poteva farlo. I padroncini sono 120 mila: sia con il centrodestra, che li coccolava, sia con il centrosinistra, che non li ama troppo, continuano a fare una vita d’inferno. Ed è sempre peggio. Loro sono troppi e le loro aziende sono troppo piccole, mentre le grandi imprese olandesi o tedesche invadono il mercato. Pur essendo in un settore dove serve la licenza, si scannano tra di loro per un carico. La concorrenza è violenta al punto che si lavora in perdita, con tariffe di un euro e trenta a chilometro, pur di lavorare. Siccome poi l’organizzazione è inesistente, capita che il camion torna indietro scarico. La conseguenza è che il 40% dei mezzi marciano vuoti: uno spreco enorme oltre a un danno incalcolabile per l’ambiente.
Succede così che, per recuperare tempo e denaro, Tizio viaggi sovraccarico, Caio vada più veloce del consentito, Sempronio stia al volante per troppe ore. Se i conti sono giusti, dei 575 milioni di euro di contributi per il gasolio che gli autotrasportatori chiedono, ben 230 servirebbero per far camminare mezzi scarichi. E migliaia di camion vuoti che camminano su e giù per la penisola inondando l’aria di Co2 non sono né di destra né di sinistra. Dario Ballotta della Cisl sostiene che è necessario rianimare il trasporto merci su ferrovia e i porti. Ma servono massicci investimenti, che mancano, e soprattutto volontà politica. Non si vede nemmeno quella. Così si finirà per arrivare al solito compromesso politico sui soldi. Fino al prossimo inevitabile blocco.

Sergio Rizzo (12 dicembre 2007)

Per chi volesse scrivere il proprio pensiero al deputato Uggè, basta cliccare qui.

vota:

h1

Circoli della libertà

novembre 19, 2007

 partito della libertà

Colpo di scena. Forza Italia si è sciolta. Ma la buona notizia, è accompagnata da una cattiva notizia.

Una seconda, nuova, discesa in campo di Silvio Berlusconi. Tuto si svolge in piazza San Babila a Milano, regno, negli anni ’80, dei Paninari. Forza Italia si fonderà nel nuovo Patito del Popolo delle Libertà. Nell’ex-Casa delle Libertà è arrivato lo sfratto. L’Udc si smarca (mentre Giovanardi non vede l’ora di attaccarsi!), la Lega e An dicono no grazie, mentre La destra di Storace dice si può fare.

Un nuovo partito che si fonda su basi solide: i circoli di Marcello Dell’Utri, pluricondannato dai tribunali di Torino e di Palermo per questioni di mafia, e i circoli in giarrettiera della rossa Brambilla. Il tutto sarà condito dalle poesie di Bondi?

La trasformazione velocemente si sta attuando. I Circoli di Forza Italia, i Circoli di Dell’Utri, i Circoli della Libertà diventeranno… i Circhi della Libertà. Naturalmente primo obiettivo… 5 minuti di celebrità e pop corn per tutti.

Forte timore per la dichiarazione fatta nella piazza, una volta dei paninari: “questo partito cambierà la storia di questo paese per decenni”.

Segue la grande impennata di vendite di corni e cornetti rossi. Basterà?

vota: